Storia della Tunisia

La Tunisia, paesaggi sahariani e città ricche di storia, come El Jem, Cartagine, Kairouan... il Mediterraneo, le spiagge bianche, le scogliere, fondali da sogno, i Monti dell'Atlante, le oasi nascoste ei villaggi berberi sospesi nel tempo.

Crocevia millenario di civiltà, la Tunisia è un Paese sorprendente, dove il deserto incontra il mare, la sabbia si mescola alla pietra e il profumo di spezie si confonde con quello del gelsomino. Incastonata tra il Mediterraneo e il Sahara, questa terra affascina con la sua varietà di paesaggi e la sua storia millenaria. Qui si intrecciano memorie fenicie, romane, arabe e berbere in un susseguirsi di siti archeologici straordinari, città sacre, villaggi rupestri e scenari naturali da togliere il fiato. Dalla raffinata architettura delle antiche medine alle distese infinite di dune, dalle oasi verdeggianti alle coste baciate dal sole, la Tunisia offre un mix irresistibile di cultura, autenticità e avventura, tutto da vivere con lentezza e curiosità.

Le fasi della storia della Tunisia

La storia della Tunisia è suddivisa in due principali fasi: quella punico-romana e quella legata all'Islam. Al loro interno possiamo scorporare diverse epoche storiche che hanno contribuito a formare il carattere della Tunisia odierna. Infatti, le grandi testimonianze del suo passato romano e dello stanziamento arabo ci aiutato a ripercorrere l'affascinante percorso della sua storia. Ancora oggi sono ancora ben tangibili gli influssi francesi sulla costa e le tradizioni berbere verso l'interno.

Le principali epoche che hanno contraddistinto la storia della Tunisia sono:

La Preistoria

I primi insediamenti umani in Tunisia sono tra i più antichi al mondo. Infatti, nella Regione del Kef sono stati rinvenuti resti di un sito religioso risalente addirittura a 40.000 anni fa. Durante il Neolitico, invece la Tunisia condivide la sua storia con quella del vicino Marocco. Infatti fu in questo periodo che si formarono le prime popolazioni berbere, dando vita ad un'antica tradizione che i due paesi condividono ancora adesso. Nell'VIII secolo a.C. i fenici fecero il loro ingresso in terra tunisina, e nell'814 a.C. fondarono la città di Cartagine cambiando per sempre la storia del Mediterraneo.

Il Neolitico

Nel Neolitico (dal 4500 al 2500 a.C.), arrivato tardi in questa regione, la presenza umana è condizionata dalla formazione del deserto sahariano, che acquisisce il suo clima attuale. Allo stesso modo, è in questo momento che l'insediamento della Tunisia è arricchito dal contributo dei berberi, apparentemente dalla migrazione verso nord delle popolazioni libiche(termine greco antico che designa le popolazioni africane in generale).

In breve, la questione delle origini del popolo berbero è ancora aperta e oggetto di dibattito in questi giorni, ma la sua presenza è attestata dal IV millennio a.C. La prima iscrizione libico-berbera scoperta a Dougga da Thomas d'Arcos nel 1631 è stata finora oggetto di una moltitudine di decifrazioni senza successo. Il Neolitico vide anche i contatti tra i Fenici di Tiro, i futuri Cartaginesi che fondarono la civiltà punica e le popolazioni indigene dell'attuale Tunisia, i cui berberi sono diventati una componente essenziale.

Il passaggio dalla preistoria alla storia si osserva principalmente nel contributo delle popolazioni fenicie, anche se lo stile di vita neolitico continua a esistere accanto a quelli dei nuovi arrivati. Questo contributo è sfumato, in particolare a Cartagine (centro della civiltà punica in Occidente), dalla coesistenza di diverse minoranze da popolazioni dinamiche come berberi, greci, italiani o iberici in Spagna. I numerosi matrimoni misti contribuirono all'insediamento della civiltà punica. C'è anche la traccia di un popolo pacifico del Neolitico tunisino nell'Odissea di Omero, quando Ulisse incontra i Lotofagi (mangiatori di loto) che sembra vivessero nell'attuale isola di Djerba.

I Cartaginesi

La storia della Tunisia è estremamente condizionata dalla fondazione di Cartagine. In principio, la sua funzione era legata a un'esigenza di espansione commerciale da parte dei fenici. Successivamente, però, la città cominciò a trafficare per conto proprio, fino ad acquisire la propria autonomia. Ebbe così inizio l'epoca cartaginese. Essi si espansero in tutto il Mediterraneo arrivando a lambire i confini italici dell'Impero Romano. Ritrovatisi faccia a faccia, lo scontro tra i due colossi risultò inevitabile. Durante le guerre puniche, Cartagine diede filo da torcere alla potenza romana, che subì pesanti sconfitte su vari fronti. La svolta decisiva si ebbe però nel 202 a.C., durante la leggendaria Battaglia di Zama, quando le truppe romane guidate da Scipione l'Africano sconfissero l'esercito cartaginese di Annibale. Questa battaglia segnò un importante punto di arrivo. Infatti, nel 146 a.C. l'esercito romano conquista Cartagine, e decide di raderla al suolo.

Dominio romano

La storia della Tunisia è estremamente condizionata dalla fondazione di Cartagine. In principio, la sua funzione era legata a un'esigenza di espansione commerciale da parte dei fenici. Successivamente, però, la città cominciò a trafficare per conto proprio, fino ad acquisire la propria autonomia. Ebbe così inizio l'epoca cartaginese. Essi si espansero in tutto il Mediterraneo arrivando a lambire i confini italici dell'Impero Romano. Ritrovatisi faccia a faccia, lo scontro tra i due colossi risultò inevitabile. Durante le guerre puniche, Cartagine diede filo da torcere alla potenza romana, che subì pesanti sconfitte su vari fronti. La svolta decisiva si ebbe però nel 202 a.C., durante la leggendaria Battaglia di Zama, quando le truppe romane guidate da Scipione l'Africano sconfissero l'esercito cartaginese di Annibale. Questa battaglia segnò un importante punto di arrivo. Infatti, nel 146 a.C. l'esercito romano conquista Cartagine, e decide di raderla al suolo.

Le guerre puniche si conclusero con la vittoria di Roma, e la sua relativa espansione in tutta l'Africa Settentrionale. Sotto i romani iniziò una nuova era per la storia della Tunisia. Infatti, oltre la ricostruzione di Cartagine, sorsero grandi e fascinose città. Tra le tante citiamo la capitale Utica, Bulla Regia, Dougga, Sbeitla e Maktar. La Tunisia visse uno dei più prosperi e splendidi periodi della sua storia. Dotata di nuove strade, acquedotti, pozzi e canali d'irrigazione, divenne il principale fornitore di grano, vino e olio d'oliva dell'Impero. Le più grandi testimonianze storico-artistiche di quest'epoca le ritroviamo, oltre che negli acquedotti, anche nelle rovine dei bellissimi teatri e anfiteatri come quello di El Jem, nelle terme e negli antichi palazzi. Infatti, la Tunisia conserva resti romani tra i meglio conservati al mondo.

L'Invasione Vandalica e dei Bizantini

Procediamo con il nostro viaggio nella storia della Tunisia, giungendo all'invasione dei bizantini. Nel V secolo d.C. la decadenza dell'Impero Romano richiama l'attenzione dei Vandali, i principali invasori che decretarono la fine di Roma. Queste invasioni barbariche, guidate dal Re Genserico, portarono ad un'occupazione della Tunisia che durò più di un secolo. Ma la loro occupazione si dimostrò inefficace per via delle continue rivolte delle popolazioni berbere. Pertanto, nel 534 d.C. il Generale Belisario, inviato dall'Imperatore d'Oriente Giustinano sconfisse i Vandali, e la Tunisia venne aggregata all'Impero Bizantino. Mentre nell'entroterra i berberi rimangono indipendenti, sulla costa fiorisce l'arte cristiana. I preziosi mosaici bizantini del Museo del Bardo ne sono una vivida testimonianza.

La Conquista Araba

Nel 647 ci furono le prime invasioni arabe. Dapprima vennero conquistate le città di Sbeitla e di Biserta, e nel 671 venne fondata dall'emiro Okba ben Nafi la città santa di Kairouan. Da questo luogo partirono tutte le offensive musulmane nel Maghreb, che nel 700 venne completamente islamizzato, tappa molto importante nella storia della Tunisia. Gli arabi abbandonarono il porto di Cartagine e fondarono la città di Tunisi, che divenne un imprendibile porto militare e commerciale. Da qui infatti iniziarono le grandi conquiste arabe sulle coste della Sicilia. Il periodo di dominazione araba fu contraddistinto dal susseguirsi di diverse dinastie che hanno caratterizzato la storia della Tunisia.

Dinastia Aghlabita

I primi a giungere in Tunisia e a controllarne il territorio furono gli Omayyadi, cui oggi i tunisini danno il merito di aver "arabizzato" il paese. L'anno 750 fu contrassegnato da una guerra dinastica che vide come vincitori gli Aghlabiti (1). Sotto di loro la Tunisia divenne un florido centro culturale, Kairouan venne scelta come capitale e sede dell'importante università islamica. A Tunisi, invece, grande centro commerciale, viene costruita la bellissima Moschea al-Zaytuna. Sotto gli Aglabidi la Tunisia visse un periodo di grande trasformazione. Infatti, vennero recuperati gli antichi acquedotti romani e le vecchie cisterne dell'acqua. Inoltre, vennero erette le fortificazioni militari attorno alle città di Sousse, Sfax e Monastir.

(1)Gli Aghlabidi, o Aglabiti (in arabo: ), furono all'inizio del IX secolo la prima dinastia musulmana autonoma all'interno del califfato abbaside. Costituirono anche un tentativo di dominazione araba su popolazioni berbere dell'Ifr qiya. 

Le Rivolte Berbere

Nel 909 gli Ziridi presero il potere eliminando dalla scena la Dinastia Aglabida, che oramai aveva perso territori anche in Medio Oriente. Gli Ziridi però non si dimostrarono all'altezza dei loro predecessori e scatenarono l'ira funesta delle popolazioni berbere, che iniziarono una grande devastazione. Infatti, i beduini distrussero le produzioni agricole e la città santa di Kairouan, che perse tutto il suo splendore culturale. Il Marocco divenne il protagonista della scena maghrebina, e la Tunisia si riprese solo con l'avvento degli Hafsidi. Fu grazie a loro che il paese riacquisì prestigio culturale, anche grazie alla figura di Ibn Khaldoun, importante storico arabo considerato ancora oggi personaggio cruciale nello studio della sociologia.

La Dominazione Ottomana

Come abbiamo detto, sotto gli Hafsidi la Tunisia riacquisì il suo antico splendore. Ebbene, questo avvenne fino alla fine del XV secolo. Infatti, nel 1492 la Spagna concluse la sua reconquista nei confronti degli arabi e mise gli occhi anche sulla Tunisia. Iniziò così una lunga ed estenuante guerra contro un altro aspirante invasore: l'Impero Ottomano. Grazie alle loro basi militari poste sull'Isola di Djerba, i turchi ebbero la meglio e affidarono la gestione del paese ad un bey, un governatore locale che doveva sottostare all'Impero Ottomano. La Tunisia fu affidata così ad Hussein Ben Ali, e la dinastia Husseinita governerà, sotto il dominio ottomano, fino al 1881.

Il Protettorato Francese e l'Indipendenza Tunisina

Nel XVIII secolo l'Impero Ottomano cominciò a vacillare e, nonostante gli ottimi progressi sotto il comando dei Bey, anche la Tunisia ne risentì. Come risultato, nel 1869 la Tunisia fu costretta a dichiarare bancarotta. Questo avvenimento non fu che un pretesto per la Francia, che nel 1881 decise di invadere il paese dalla vicina Algeria, già dichiarata colonia francese 50 anni prima. Da questo momento le cariche governative passano ai francesi, che muteranno per sempre anche i nomi delle località tunisine.

Nel primo dopo guerra crebbe nell'animo dei tunisini un forte sentimento indipendentista. I francesi, in risposta a questi moti rivoluzionari risposero con la repressione e incarcerarono il leader Habib Bourguiba. Alla fine della seconda guerra mondiale, Bourguiba rientra in patria grazie al sostegno della comunità internazionale. Da qui inizierà un lungo processo di mediazione tra il leader tunisino e la Francia, che si concluse nel 1956 con la dichiarazione d'indipendenza del Regno di Tunisia, presieduto dal bey Muhammad VIII al-Amin. Ma il regno durò molto poco, perché il 25 luglio 1957 viene proclamata la Repubblica e Habib Bourguiba viene eletto primo presidente della Repubblica Tunisina.

Il Presidente Habib Bourguiba
Il Presidente Habib Bourguiba

Il Presidente Bourguiba

Sotto la presidenza di Bourguiba fu avviato un vasto piano di riforme destinate a dare avvio alla sovranità nazionale e a modernizzare la società tunisina. Venne diffuso l'insegnamento e fu promulgato il "Codice dello Statuto Personale" che ridimensionava il potere dei capi religiosi.

Importante merito di Bourguiba fu l'attenzione data alla condizione femminile: venne vietata la poligamia, il divorzio venne sostituito al ripudio e l'aborto venne legalizzato. Si, trattava, però, di un femminismo di facciata, volto a compiacere le potenze occidentali più che volontà di realizzare la parità di genere. Queste riforme sono però state importanti in quanto, in alcuni casi, precedettero la loro promulgazione in alcuni Stati europei.

Il paese fu poi diviso in governatorati dotati di un'amministrazione moderna. Fu impostata la struttura di una moderna scuola pubblica e gratuita, mettendo fine al doppio regime scolastico: scuola coranica e scuola di tipo occidentale. Anche nel settore giudiziario fu abolito il doppio regime e furono instaurate corti giudiziarie civili, ponendo fine all'influenza dei religiosi sulla magistratura.

Bourguiba governò ininterrottamente dal 1959 al 1987. Gli oppositori sia esterni sia interni al partito furono liquidati già negli anni seguenti la proclamazione dell'indipendenza, cosicché i neodusturiani potessero occupare la quasi totalità dei posti in Parlamento. Negli anni 60 questa posizione venne, poi, istituzionalizzata con la dichiarazione che la Tunisia era ormai diventata un regime a partito unico.

Gli ultimi anni del Governo Bourguiba videro un peggiorarsi delle condizioni del Paese che dovette affrontare le agitazioni da parte delle università e dei sindacati e degli oppositori politici di Bourguiba, che si erano riorganizzati sul finire degli anni 70, poiché il Presidente si rifiutava di ammettere una qualsiasi forma di pluralismo politico. Questa situazione provocò forti tensioni che alimentarono la crescita dell'islamismo e fecero sprofondare il paese in una crisi finanziaria che portò alla nascita del regime di Ben Ali.

Il Presidente Ben Ali

Il 7 novembre 1987, Zine el-Abidine Ben Ali depone il presidente Bourguiba per senilità e prende in mano il potere in seguito a un "colpo di stato medico" unico nel mondo arabo. Habib Bourguiba muore il 6 aprile 2000. I suoi funerali sono organizzati con imponenti misure di sicurezza e senza copertura televisiva.

Ben Ali si proclama figlio spirituale del suo predecessore e avvia un timido processo di democratizzazione: abolisce la carica di presidente a vita, instaura un'età massima di 65 anni per presentarsi alle elezioni presidenziali, limita a tre, e di durata quinquennale, i mandati massimi del Capo di Stato (queste restrizioni vennero in seguito abrogate per favorire la rielezione di Ben Ali), legalizza parzialmente le associazioni e i partiti politici.

Sul piano economico e sociale Ben Ali riesce a modernizzare il Paese, che raggiunge una prosperità non comune rispetto all'Africa e al mondo arabo. Ben Ali inoltre reprime severamente l'islamismo: il partito Ennahda, che aveva ottenuto un ottimo risultato alle elezioni legislative del 1991 (non riuscendo ad eleggere comunque nessun parlamentare a causa della legge maggioritaria), è messo fuori legge e centinaia di islamisti sono processati e condannati a pene pesanti.

Nel 1994 si svolgono le prime elezioni legislative che garantiscono ai partiti d'opposizione una quota di seggi in parlamento, ma Ben Ali resta l'unico candidato alla Presidenza (confermato nel 1999 e nel 2004).

Moncef Marzouki, fondatore nel 2001 del partito Congresso per la Repubblica, il quale aveva annunciato la sua candidatura all'elezione presidenziale nel 2004 ma la cui candidatura era stata impedita, protesta ed è imprigionato per diversi mesi.

Nel 2009 una nuova riforma costituzionale apre ai dirigenti dei vari partiti politici la possibilità di candidarsi alla Presidenza, ma le elezioni pluraliste (tre candidati) di quell'anno vedono ancora il trionfo di Ben Ali.

Contestazioni e difficoltà del regime

Nella primavera 2000 una crisi politica è scatenata dallo sciopero della fame del giornalista Taoufik Ben Brik (corrispondente de La Croix).

L'11 aprile 2000 un camion-bomba colpisce la sinagoga El Ghriba a Gerba e fa 19 vittime, di cui 14 sono turisti stranieri.

In questo contesto il timido processo di democratizzazione subisce alcune battute d'arresto. Nel 2002 una riforma costituzionale approvata tramite referendum innalza a 75 anni l'età massima per essere eletto alla Presidenza e sopprime il limite dei tre mandati. La repressione degli oppositori al regime è intensificata.

A partire dal 18 dicembre 2010, nel Paese esplode una grave crisi sociale, in seguito al suicidio per disperazione di un giovane disoccupato datosi alle fiamme, Mohamed Bouazizi. Il movimento di contestazione si allarga rapidamente a tutte le città tunisine.

La Primavera tunisina

 Chiamata anche la Rivoluzione dei Gelsomini, è stata l'ondata di proteste popolari iniziata in Tunisia nel dicembre 2010 e culminata con la caduta del presidente Ben Ali nel gennaio 2011, innescata dal gesto di auto-immolazione di Mohammed Bouazizi, che ha scatenato richieste di libertà, dignità e fine della corruzione, dando il via a un più ampio fenomeno di rivolte in tutto il mondo arabo. È considerata l'unica storia di "successo" tra le Primavere Arabe, avendo avviato un difficile ma persistente percorso di transizione democratica, grazie anche a una forte società civile, sebbene il cammino sia stato complesso.

Transizione democratica (2011-2014)

Quest'ultima crisi sociale dà il colpo di grazia ad un regime ormai in grave difficoltà. Il 14 gennaio 2011Ben Ali è costretto a lasciare il Paese a seguito dell'esplosione della protesta popolare.

Zine El-Abidine Ben Ali, che ha governato dal 1987 al 2011, destituendo Habib Bourguiba. Il suo regime autoritario si è concluso con la Rivoluzione dei Gelsomini (Primavera Araba), costringendolo all'esilio in Arabia Saudita, e da allora la Tunisia ha avuto altri Presidenti.

Lo storico oppositore Rachid Ghannouchi, ideologo islamico moderato in esilio a Londra dal 1991, rientra in patria e il suo partito Ennahda viene riammesso alla legalità, come la maggior parte dei partiti fino ad allora clandestini.

Si apre quindi un processo di transizione, gestito dal capo di Stato "supplente" Fouad Mebazaâ e dal primo ministro Beji Caid Essebsi, che porta a una democratizzazione della vita politica del Paese (con la legalizzazione dei partiti precedentemente fuori legge), all'elezione di un'Assemblea costituente (23 ottobre 2011) e all'elezione presidenziale di Moncef Marzouki (12 dicembre 2011), leader del Congresso per la Repubblica, che nomina primo ministro Hamadi Jebali, segretario di Ennahda, partito islamico moderato che detiene la maggioranza dei seggi dell'Assemblea.

Il 2013 vede il tessuto politico tunisino funestato dagli omicidi di Chokri Belaid il 6 febbraio, e di Mohamed Brahmi il 25 luglio. L'assassinio dei due esponenti politici di sinistra scatena in tutto il Paese disordini e manifestazioni di protesta contro il partito di governo Ennahda, accusato di connivenza con i gruppi islamici oltranzisti ritenuti responsabili dei due omicidi. Al primo ministro Jebali subentrano Ali Laarayedh e quindi Mehdi Jomaa.

Il 26 gennaio 2014 entra in vigore una nuova Costituzione, che contiene garanzie di libertà ed uguaglianza, principi di tutela delle tradizioni e un'"introduzione rivoluzionaria" dei "nuovi diritti", e indica nella forma di governo una Repubblica semipresidenziale. Le elezioni legislative del 26 ottobre 2014, le prime giudicate a livello internazionale sostanzialmente rispettose delle tradizioni democratiche parlamentari e realmente multipartitiche, registrano l'inatteso trionfo del partito di orientamento laico e progressista Appello della Tunisia, a scapito di Ennadha.

Seconda Repubblica tunisina

Il presidente uscente Marzouki viene sconfitto da Beji Caid Essebsi, leader di Appello della Tunisia ed ex funzionario sotto le presidenze Bourguiba e Ben Ali, nelle elezioni presidenziali del novembre-dicembre 2014 (le prime libere consultazioni presidenziali nella storia del Paese). Essebsi giura come Presidente il 31 dicembre, e in febbraio nomina primo ministro Habib Essid, sostituito nel 2016 da Yūssef al-Shāhed.

I Presidenti chiave della Tunisia post-indipendenza:

  1. Habib Bourguiba (1957-1987): Il primo presidente, considerato il padre della Tunisia moderna, fu deposto da Ben Ali.
  2. Zine El-Abidine Ben Ali (1987-2011): Succedette a Bourguiba con un colpo di stato e fu rimosso dalla presidenza dopo 23 anni di governo autoritario a causa delle proteste popolari.
  3. Moncef Marzouki (2011-2014): Il primo presidente eletto democraticamente dopo la rivoluzione.
  4. Beji Caid Essebsi (2014-2019): Eletto dopo la prima costituzione democratica, è stato il primo presidente eletto democraticamente a completare il mandato, pur essendo deceduto in carica.
  5. Mohamed Ennaceur Il 25 luglio 2019, dopo la morte di Béji Caïd Essebsi e in conformità con le disposizioni della Costituzione, diventa Presidente facente funzioni.
  6. Kaïs Saïedè un politico e giuristatunisino, professore di diritto costituzionale, presidente della Repubblica Tunisina[2] dall'ottobre 2019 e riconfermato nell'ottobre 2024. Candidato indipendente alle presidenziali del 2019 e godendo di un'immagine di probità, è stato eletto al secondo turno con il 72,7% dei voti espressi, contro l'imprenditore Nabil Karoui.

Nel 2021, Kaïs Saïedè, mentre gode ancora di una notevole popolarità, in un contesto di blocchi politici e di difficoltà dovuta alla pandemia di COVID-19, si attribuisce unilateralmente pieni poteri costituzionali, revocando i membri del governo e congelando le attività del parlamento, quindi lo scioglie. Ciò, per oppositori ed analisti, costituì un colpo di stato.

Nel 2022 ha abrogato la Costituzione del 2014 e ha fatto adottare, tramite un contestato referendum, una nuova Costituzione caratterizzata da un forte potere esecutivo e che fa riferimento all'Islam come "obiettivo dello Stato" e "fonte del diritto".

Considerato ormai un autocrate, è stato facilmente rieletto nel 2024 per un secondo mandato in un'elezione descritta come bloccata dall'opposizione e da molti media e osservatori, e caratterizzata dal più alto tasso di astensione in un'elezione presidenziale dall'avvento della democrazia nel 2011.

Le vestigia romane e puniche

Un tempo florida provincia dell'impero romano, la Tunisia ricorda oggi il suo passato attraverso spettacolari vestigia presenti in numerosi siti del suo territorio. Si distinguono in particolar modo per la loro bellezza, lo stato di conservazione, l'originalità o le eccezionali dimensioni, i siti archeologici di Cartagine, Dougga, Sbeitla o Sufetula, Thuburbus Maius ed El Jem, con il suo grande anfiteatro.

Cartagine, fondata dai Fenici nell'814 a.C, fu una delle metropoli più potenti dell'antichità, capitale di una provincia i cui confini si estendevano fino alla Sardegna e alla Spagna.


A lungo rivali dei greci, i cartaginesi, detti anche punici o fenici, erano eccellenti navigatori, commercianti ed esperti agricoltori. Ma malgrado le importanti vittorie in battaglia del generale Annibale, nel 146 a.C i romani conquistarono Cartagine e ne fecero una delle più sontuose città del loro impero, tanto da arrivare ad accogliere in epoca imperiale più di 300.000 abitanti ed essere considerata il terzo centro più grande, dopo Roma ed Alessandria.


Le vestigia conservate nel sito archeologico di Cartagine (Patrimonio UNESCO) e nel suo museo, consentono di immaginare la sontuosità della città antica e di farla rivivere: serbatoi d'acqua con una capienza di milioni di litri, un foro e monumenti di dimensioni eccezionali, ville lussuose, statuette votive in terracotta e pasta di vetro e sarcofagi che ricordano culti orientali; maschere, gioielli ed amuleti carichi di potenti simbologie. E ancora, interi quartieri residenziali, il complesso delle Terme Antonine, tra le più grandi di tutto l'impero dopo quelle di Caracalla e Diocleziano a Roma, e infine i resti dello straordinario Porto, costituito da due bacini comunicanti e considerato nell'antichità un autentico capolavoro dell'ingegneria.

Nel cuore di una fertile pianura dove un tempo (e ancora oggi) si producevano cereali, olio e vino, sorge Thuburbus Majus, che fu insediamento berbero, poi fenicio ed infine, a partire dal 27 a.C, prospera colonia romana. Parzialmente distrutta dai vandali nel V secolo, fu definitivamente abbandonata dopo l'invasione degli arabi, e solo all'inizio del 1900 questo sito fu riscoperto e fatto oggetto di importanti scavi archeologici, che hanno portato alla luce numerosi templi, resti di ville patrizie, un grande Foro, terme d'estate e d'inverno, il Campidoglio e l'interessante Palestra dei Petronii con il suo lungo colonnato.

Ad un centinaio di chilometri a sud-ovest di Tunisi, si trova sito archeologico (Patrimonio UNESCO) dell'antica città romana di Dougga. 25 ettari di templi, abitazioni, teatri e terme collegati tra loro da un dedalo di vie lastricate che conducono al vero gioiello della città: lo spettacolare anfiteatro, con una capienza di 3500 spettatori. Notevoli anche il Campidoglio, dedicato alla triade Giove, Giunone e Minerva, la Piazza dei Venti, con una straordinaria pavimentazione a mosaico, il Foro, le terme di Licinio e la grande spianata dove un tempo sorgeva il Tempio di Celestis, dedicato a Giunone.

L'antica città romana di Sufetula, o Sbeitla, sorgeva su quello che oggi è un tavolato arido e brullo, ma nel I e II secolo d.C si presentava come altipiano fertile, coperto da foreste ed oliveti. Di questa città situata ai confini dell'impero romano, a fronteggiare le terre dei berberi, restano oggi vestigia di grande ricchezza. Il sito di Sbeitla è rilevante per il suo campidoglio, composto non da uno ma da ben tre templi affiancati e comunicanti, praticamente integri, dedicati a Minerva, Giove e Giunone, gli dei protettori di Roma. Memorabile lo scenario del Foro, a cui si accede da un monumentale arco, il teatro, le grandi terme, e il piccolo museo all'ingresso dell'area archeologica che raccoglie oggetti rinvenuti nel sito e alcuni mosaici.

Nei dintorni di Monastir, da non perdere è il grande anfiteatro romano di El Jem, il "colosseo d'Africa", costruito intorno al 230 d.C su modello di quello di Roma. Il sesto per dimensioni dopo Roma, Capua, Pozzuoli, Verona e Cartagine, misura 150 metri di lunghezza, 124 di larghezza, 36 di altezza e poteva accogliere fino a 35.000 spettatori, che qui si raccoglievano per assistere agli spettacoli dei gladiatori.


Se oggi El Jem è una tranquilla cittadina dell'entroterra tunisino, duemila anni fa era una splendida "urbe", tra le più importanti della provincia romana d'Africa, ricca soprattutto per la produzione di olio. A testimonianza di tale ricchezza, oltre all'eccezionale anfiteatro, restano oggi interessanti reperti conservati nel museo archeologico e la Maison d'Afrique, una villa romana interamente ricostruita, con mosaici spettacolari tra cui spiccano scene di caccia e di vita quotidiana.

Tratto da: https://www.kanaga-at.com/info-viaggi/tunisia/le-vestigia-romane-e-puniche/

El Jem

THYSDRUS fu il nome più antico di El Jem, odierna città della Tunisia e le sue prime testimonianze archeologiche risalgono all'età punica (III secolo a.c.). Veniva definita punica la lingua di origine fenicia parlata dai cartaginesi, il che conferma l'origine fenicia dei cartaginesi. Oggi Eljem è situata a 65 km da Sousse e a 40 km dal mare.

L'odierna El Jem, che all'epoca della campagna d'Africa di Cesare era poco più di un vicus, un villaggio, diventando città romana seppe trarre profitto dagli impulsi romani al commercio sfruttando la sua posizione di crocevia della Tunisia centrale. Nella battaglia di Ruspina del 46 a. C. nella provincia romana dell'Africa, tra le forze repubblicane degli Ottimati e quella dei Popolari fedeli a Giulio Cesare, alcuni abitanti del vico Ruspina si recarono dal generale per offrirgli una partita di grano di 300.000 misure per sfamare il suo esercito. 

Durante la campagna di Aggar, Cesare passò davanti alla città, occupata dai pompeiani, ma non la assalì per rispetto di quella cittadina; dopo la sua vittoria, quando colpì le altre città con ammende molto gravi, impose a Thisdrus solo il tributo di una modesta quantità di grano, visto la scarsa ricchezza della città (propter humilitatem civitatis) e il buon comportamento avuto... Thysdrus, grazie ai romani che vi costruirono sontuosi e grandi edifici e vi instaurarono ricchi scambi commerciali, divenne rapidamente una grande città a cui i romani concessero prima il titolo di municipio e poi di colonia.

La sua importanza fu evidente grazie alla sua posizione di incrocio di grandi strade, al fiorire di artigianato e agricoltura. La città era vasta e con ville sontuose.

Inoltre lo spirito di intraprendenza di un ceto mercantile, romano prima, e locale poi, esperto e ricco, donò alla città stupendi edifici.

Purtroppo oggi sono scomparsi a causa della solita devastazione islamica.

Di essi ci resta solo un maestoso anfiteatro, un grandioso circo, e ville monumentali i cui mosaici testimoniano la felice romanizzazione di questo bellissimo centro.

L'acqua vi abbondava talmente che in una iscrizione un magistrato si congratula con se stesso per aver ornato di fontane l'intera Gabes. Infatti i romani vi avevano costruito cisterne, dighe e pozzi tanto da rendere il terreno arido fertile e produttivo come nemmeno oggi si sognerebbe.

In particolare dal II sec. d. C. la città si ingrandì e prosperò grazie al grosso impulso dato dagli Antonini (98 - 180 d.c.) che vi incoraggiarono l'ulivocoltura, soprattutto sotto Adriano (117-138), al punto di divenire la seconda città della provincia dopo l'altra città di origine fenicia Hadrumetum (Sousse).

La città faceva riferimento commerciale alle vie marittime che partivano dal golfo di Gabes, una città nel sud della Tunisia, chiamata all'epoca Syrtis Minor dai romani, che ancora oggi vanta ben 500.000 palme da dattero. Nel III secolo Eljem contava circa 30.000 abitaIl suo anfiteatro era il terzo del mondo romano ed il circo possedeva le medesime dimensioni del circo di Massenzio a Roma. Sotto i Severi (193 - 235), in questo periodo la città raggiunse la massima potenza economica e politica.

A Gabes facevano capo cinque strade importanti di cui quella più a nord conduceva al grande centro romano di Thysdrus.

Oggi quest'importante struttura sorge isolata in un paesaggio privo d'interesse, ma nell'anno 238, la zona era tanto popolata da riempire due volte alla settimana il circo, che poteva contenere 30.000 spettatori.

Di quanti ne avevano eretti i Romani, quello di Thysdrus era inferiore, per dimensioni, soltanto del Colosseo di Roma.
La città, nota per l'enorme anfiteatro trasformato in fortezza, prese parte alle complesse vicende dell'epoca bizantina e dei primi tempi della conquista islamica, anche se l'ascesa di Kairouan a capitale della regione quasi la cancellò economicamente e culturalmente.

Oggi il sito archeologico ha perso molte delle sue antichità, a parte lo splendido anfiteatro romano, uno dei più grandi e meglio conservati fra i monumenti dell'antichità. Vari cantieri di scavo sono disseminati intorno alla città, che può vantarsi, oltre che dei mosaici, di aver conservato i più grandi capitelli romani della Tunisia (1.86 m di altezza).

L'ANFITEATRO

L'anfiteatro risale al I sec. d. C. e fu intagliato nel tufo, venne poi abbellito nel II sec., il suo podium viene rialzato e nuovi gradini vennero installati creando un livello superiore.

Esso era lungo 138 m e largo 114, i posti a sedere più lontani arrivavano a 30 m di altezza e poteva contenere sino a 30.000 persone.

L'anfiteatro era ancora in abbellimento e ampliamento quando iniziò il declino di Thysdrus per la reintroduzione di una tassa sull'olio di oliva in 238 sec. d. C..

All'epoca la vendita dell'olio d'oliva era una delle maggiori ricchezze della città che si vide molto penalizzata dall'imposta.

La gente protestò e si scatenò una ribellione che invase tutta la Tunisia.

Dopo l'assassinio di Alessandro Severo e l'elezione ad imperatore di Massimino nel 235, la pressione fiscale esercitata sulla provincia, soprattutto per la tassa sull'olio, scatenò infatti la rivolta dei latifondisti di Thysdrus, sostenuti dai contadini della Tunisia centrale, che proclamarono decaduto Massimino e gli sostituirono il proconsole Gordiano nel 238, con l'assenso del senato di Roma.

Furono i proprietari terrieri, con l'aiuto degli Juvenes (una sorta di corpo di formazione ufficiali o milizie) che, ucciso il procuratore imperiale, cioè il funzionario finanziario capo della provincia, proclamarono proconsole l'ottantenne Gordiano, come Imperatore.

Massimino però non era d'accordo e, a capo della III legione, sconfisse e uccise il figlio di Gordiano I, cioè Gordiano II, represse la rivolta nel sangue e saccheggiò la città. In quanto al vecchio Gordiano I che ancora all'età di 80 anni nutriva ambizioni di potere, finì per suicidarsi nel suo palazzo a Cartagine per non cadere in mani nemiche.

Thysdrus ebbe per questo un arresto nei suoi commerci che la penalizzò per vari anni, ma poi si riprese e rimase abbastanza prosperosa sino alla fine dell'impero.

Molti romani vi fecero la propria fortuna stabilendosi in città e costruendo grandi e splendide ville intorno ad essa, ricche di bellissimi mosaici policromi, di preziosi affreschi, di giardini, di colonne e ornamenti scolpiti nella pietra. 

Col declino dell'impero, nel periodo Vandalico e Bizantino anche la città declinò.

Essendo posta al confine della regione stepposa di Sufetula (Sbeitla) venne a contatto con le tribù berbere provenienti dalla Tripolitania e da Aurès, popoli nomadi, molto aggressivi e incapaci di apprezzare e conservare le grandi edificazioni civili romane.

Le sue riserve d'acqua pian piano declinarono a causa dell'abbandono delle geniali opere idrauliche romane e lentamente scomparve la coltivazione degli ulivi.

Tutte le opere lasciate dai romani vennero pian piano devastate, Anche sulla struttura architettonica dell'anfiteatro di El-Djem hanno influito le guerre tra berberi ed arabi.

Il danno maggiore è stato quello della rimozione dei gradini delle prime file.

Ciò dimostra che molte zone semidesertiche o predesertiche potrebbero essere coltivate e dare sostentamento a una vasta popolazione, i romani lo fecero portando anche la giustizia e le leggi, nonché le scuole e le opere pubbliche. Il fanatismo religioso tuttavia ha avuto il sopravvento riportando queste terre indietro di molti secoli.