Trascorrere il Ramadam lontano da casa
Cultura e religione in Tunisia
"Essere informati per donare rispetto"
Indice dei contenuti:
◀Cose da sapere per rispettare la cultura e le tradizioni locali
◀Viaggiare e tollerare
◀Turismo e Islam
◀Viaggiare informati: conoscere la cultura locale è un atto di rispetto
◀Articoli del blog
◀Cibo halal (lecito)
◀Cibo haram (il proibito)
◀Genius loci
◀La Bandiera della Tunisia
◀Lo Stemma della Tunisia
◀La Bandiera Berbera
◀Essere informati e adattarsi alle usanze locali, garantisce un'esperienza più autentica
◀La differenza tra hijab, burqa (burka), nigab e altri veli usati dalle donne musulmane
◀Accoglienza, ospitalità e rispetto
◀Il cibo e i pasti durante il Ramadam
◀Genius loci
◀Contattami
Cose da sapere per rispettare la cultura e le tradizioni locali
Rispettare la cultura locale è importante non solo per evitare di offendere gli abitanti del luogo, ma anche per imparare qualcosa di nuovo e approfondire la propria conoscenza del mondo. Quando si viaggia, è importante cercare di capire le usanze e le tradizioni locali e rispettare le regole di comportamento locali.
Il viaggio consapevole implica il rispetto delle culture locali e delle tradizioni.
Anche se ci sono differenze culturali, il rispetto per le usanze locali può essere un'esperienza gratificante e interessante.
E' sempre buona norma rispettare le regole comportamentali e le disposizioni che sono in vigore nel Paese che si intende visitare.
"Un viaggio perfetto è tale se quando torni a casa non hai bisogno di riguardare le foto per ricordartelo, ma chiudi gli occhi e senti i profumi, i sapori e le voci di quello che hai vissuto"



Genius loci
Per comprendere e vivere appieno un luogo, conoscere la sua cultura, le sue tradizioni religiose (se diverse dalle nostre) e le sue regole (sociali e di comportamento) è fondamentale sapere ed essere informati, aggiornati. Solo così trasforma il turista da semplice osservatore a partecipante consapevole, arricchendo l'esperienza e favorendo il rispetto reciproco e l'integrazione, andando oltre la semplice visita di monumenti per apprezzare il genius loci (l'essenza vera, l'anima, lo spirito del luogo).
Genius loci
Ogni luogo ha un'essenza nascosta, una sorta di "anima" che lo caratterizza e lo rende unico, influenzando le sensazioni di chi lo visita. Questa percezione non riguarda solo la bellezza di un paesaggio o l'architettura di un edificio, ma tocca qualcosa di più profondo e misterioso: è la forza vitale di quel luogo, che ne racchiude la storia, le tradizioni, e il legame con chi lo abita. Il concetto di Genius Loci si ricollega proprio a questo sentimento profondo, evocando l'idea che ogni spazio abbia un proprio spirito che lo rende unico. Ma cosa si intende esattamente con Genius Loci? E perché è così importante oggi, nell'epoca moderna e nelle arti come l'architettura? Scopriamolo insieme.
Il termine Genius Loci deriva dal latino e si traduce come "lo spirito del luogo". Nella cultura romana antica, il "genius" rappresentava una divinità protettrice, una presenza spirituale che vegliava su persone, comunità, o spazi fisici. Associato a un determinato "loci" (luogo), il Genius Loci custodiva l'essenza di un sito specifico in grado di influenzarne gli eventi e proteggerlo dai pericoli. Oggi, il concetto è usato per descrivere l'atmosfera unica e irripetibile che ogni luogo emana, spesso frutto di secoli di storia, cultura e paesaggi. Il Genius Loci è ciò che ci fa sentire una connessione particolare con un luogo, come se esso avesse un'anima tutta sua.


Viaggiare e tollerare
Viaggiare in luoghi diversi dal nostro ambiente quotidiano, ci regala l'opportunità di cambiare visione del mondo. Cambiando prospettiva sul mondo e imparando nuovi modi di vivere, nuove usanze e nuove filosofie ci migliora perchè può capitare che si deve scendere a compromessi con tutto, il treno che passa una volta al giorno, il bus che è pieno di gente, il sedile scomodo del taxi o un piatto che non ci piace.
Ci insegna a tollerare le usanze di culture diverse, di altre persone, ci insegna ad essere più pazienti e apprezzare il momento che abbiamo davanti.
Spesso ci insegna a non giudicare: "Prima di giudicare un uomo cammina per tre lune nelle sue scarpe"
Informarsi sui luoghi da visitare è fondamentale perché arricchisce l'esperienza di viaggio, permette di pianificare meglio e aiuta a comprendere il contesto culturale e storico, offrendo una maggiore consapevolezza e soddisfazione personale.
Inoltre, conoscere i luoghi prima di partire permette di scoprire anche gli aspetti economici e occupazionali che il turismo può generare.
L'accoglienza e il calore del popolo tunisino... non è un caso se ogni persona che mette piede su questa terra, si accorge subito di questo aspetto ed per questo che la Tunisia e la sua gente entrano nel cuore con facilità!

Turismo e Islam
La Tunisia è una destinazione turistica popolare, attratta dalle sue spiagge, dai suoi siti archeologici e dalla sua ricca cultura. Il turismo religioso è in crescita, con molti visitatori interessati a conoscere l'Islam in Tunisia e a visitare le sue moschee storiche.
È importante per i turisti rispettare le tradizioni e le usanze locali, vestendosi in modo appropriato quando si visitano le moschee e i luoghi di culto. Durante il Ramadan, è consigliabile evitare di mangiare, bere e fumare in pubblico durante le ore diurne.
Il turismo può contribuire a promuovere la comprensione interculturale e il dialogo interreligioso. Visitare la Tunisia significa scoprire un paese affascinante, con una storia millenaria e una cultura ricca di sorprese. L'Islam in Tunisia è parte integrante di questa esperienza.
https://www.tunisi.info/islam-in-tunisia/

Viaggiare Informati: conoscere la cultura locale è un atto di rispetto

Un viaggio consapevole inizia con la curiosità
Il primo passo per viaggiare con rispetto è essere curiosi e voler davvero comprendere le persone e le tradizioni che incontriamo. Non si tratta solo di visitare monumenti o fare fotografie, ma di cercare di entrare in contatto con la cultura nel suo insieme. Ogni paese ha una storia unica, un linguaggio, una gastronomia, e un sistema di valori che meritano di essere compresi in modo profondo. Viaggiare informati significa dedicare tempo a scoprire le radici della cultura che esploriamo, che siano legate a pratiche religiose, a usanze sociali o a tradizioni culinarie.
Ad esempio, prima di visitare una città storica come Roma, è utile informarsi sulla sua storia millenaria, sugli eventi che hanno segnato il suo sviluppo e sulle tradizioni che ancora oggi vivono nelle sue strade. Comprendere la storia di un luogo ci aiuta a renderlo più umano e meno una semplice "destinazione turistica".
Evitare gli stereotipi e le generalizzazioni
Un viaggio informato ci aiuta a evitare di cadere negli stereotipi che troppo spesso vengono applicati alle culture diverse dalla nostra. I pregiudizi possono ridurre una cultura complessa a immagini superficiali o distorte. Ad esempio, visitare un paese dell'Africa o del Sud-Est asiatico senza conoscere le sue dinamiche sociali, economiche e politiche può portare a generalizzazioni che non rispecchiano la realtà locale.
Conoscere le tradizioni locali, le sfide economiche e le strutture sociali di un luogo ci consente di evitare di applicare la nostra visione del mondo a una cultura diversa, aprendoci invece all'autenticità e alla ricchezza della diversità. Il rispetto nasce proprio dal superare i pregiudizi e dall'accettare le differenze come una risorsa e non come un ostacolo.
Rispettare le usanze e le tradizioni locali
Ogni cultura ha delle usanze che sono il frutto di secoli di evoluzione, e comprenderle è essenziale per un viaggio rispettoso. Piccoli gesti quotidiani che per noi possono sembrare banali, come il modo di salutare, vestirsi o comportarsi in pubblico, hanno un significato profondo in molte culture. Ad esempio, in molte culture asiatiche, il saluto tradizionale con il gesto della mano è un segno di rispetto, mentre in alcune culture del Medio Oriente, il contatto fisico tra uomini e donne non è accettato.
Rispettare queste usanze non solo ci aiuta ad integrarsi meglio nella comunità, ma mostra anche che siamo consapevoli e apprezziamo la cultura che ci accoglie. Indossare abiti appropriati in luoghi sacri, fare attenzione a non interrompere durante una conversazione e rispettare le regole del galateo locale sono tutte azioni che contribuiscono a costruire un rapporto di fiducia con le persone del posto.
Conclusioni
Viaggiare informati è un atto di rispetto, non solo verso le persone che incontriamo, ma anche verso le tradizioni e la storia che rendono unico ogni angolo del mondo. Conoscere la cultura locale non significa solo arricchire la propria esperienza, ma anche contribuire a preservare l'autenticità dei luoghi che visitiamo. La consapevolezza, l'umiltà e il rispetto sono le chiavi per diventare viaggiatori responsabili, che non solo godono dei benefici del viaggio, ma che danno anche qualcosa di positivo alle comunità che accolgono. Viaggiare con il cuore aperto e la mente curiosa ci permette di esplorare il mondo con una nuova prospettiva e di diventare ambasciatori di un turismo più sostenibile e rispettoso.


Articoli del blog
Gli articoli che seguono, possono essere utili per comprendere meglio la cultura e la religione della Tunisia.
La Shashia, il famoso cappello rosso in feltro,
Il Corano
Conoscere per rispettare: Il Corano
Conoscere per rispettare: Il velo, storia e normativa in Italia e all'estero
Conoscere per rispettare: Il velo musulmano maschile attraverso i secoli
La poligamia in Tunisia
Conoscere per rispettare: La poligamia in Tunisia - La condizione della donna
Che cos'è l'Islam
Conoscere per rispettare: Che cos'è l'Islam
Conoscere per rispettare: Il calendario islamico o musulmano
Conoscere per rispettare: Burqa e niqab il parere del Comitato per l'Islam italiano
Conoscere per rispettare: Esplorando il bakhoor in un viaggio sensoriale e culturale
Conoscere per rispettare: La cultura tunisina
Il velo - Hijab
Conoscere per rispettare: L'hijab il velo più diffuso in occidente
Bere alcol in Tunisia
Conoscere per rispettare: E' legale bere alcol in Tunisia
Gesù, l'Islam e il Corano
Per spiegare in maniera semplice e diretta la figura del grande profeta secondo la visuale islamica
L'Eid al-Adha e Eid al-Fitr
Conoscere per rispettare; L'Eid al-Adha e l'Eit al-Fitr


Cibo Halal (lecito)
"Nella mentalità musulmana, si ritiene che la purezza di corpo e anima dipenda fortemente dal cibo che si consuma e pertanto per raggiungere tale purezza occorre prestare attenzione al tipo di alimenti che si decide di assumere, con particolare attenzione al loro processo di preparazione. L'obiettivo resta quello di compiacere Allah e seguire i suoi precetti così come esposti nei testi sacri. Alcuni versi del Corano riguardano infatti il cibo".
Il cibo Halal è un tema che suscita sempre più interesse in tutto il mondo, riflettendo sia la crescente diversità culturale che la curiosità per le pratiche alimentari delle comunità islamiche.
Halal, un concetto che trasuda di significato, va ben oltre la sua traduzione letterale di "lecito" in italiano (il cui contrario è Haram, ovvero "illecito-proibito").

Cibo Haram (il proibito)
La parola Ḥarām (حرام), o più semplicemente haram, significa in arabo "proibito". Viene utilizzato nell'Islam ed è impiegato per riferirsi a qualsiasi cosa, situazione o comportamento vietato dalla fede islamica. In pratica è tutto ciò che è vietato da Dio (OeE) nel Corano e vietato da Muhammad (pbsl) nella Sunna (considerando solo gli ahadith forti, cioè quelli considerati autentici e non deboli, cioè invenzioni, che non sono mai stati detti dal Profeta, pbsl). Il suo antonimo è halal.
In ambito alimentare sono halal la birra analcolica e l'aceto di vino, sono invece haram il sanguinaccio, maiale, vino, birra e soprattutto superalcolici come whisky, wodka e grappa (e naturalmente hashish, coca, eroina e tutte le droghe non prescritte dal medico).



La bandiera tunisina è rossa con un cerchio bianco al centro, che racchiude una mezzaluna e una stella rosse. Il colore rosso simboleggia il sangue dei martiri, mentre il bianco rappresenta la pace; la mezzaluna e la stella sono simboli che ricordano il passato dell'Impero Ottomano e rappresentano i cinque pilastri dell'Islam.

Lo stemma della Tunisia (شعار تونس) è stato adottato il 21 giugno 1956. Da allora ha subito alcune piccole modifiche, la più recente delle quali risalente al 1963.
Lo scudo in oro è bipartito; nella prima partizione c'è una bilancia in un equilibrio, nella seconda un leone rampante nero armato di una spada d'argento. Nella parte superiore è rappresentata una barca sul mare azzurro.
Tra i margini della testa e le due partizioni dello scudo c'è un nastro con scritto il motto nazionale in arabo: نظام, حرية, عدالة ("Libertà, ordine, giustizia"). Gli elementi dello scudo simboleggiano i termini che costituiscono il motto nazionale:
La barca (una galea punica) è il simbolo della libertà, della storia del paese e dei suoi interessi marittimi moderni.
La bilancia simboleggia la giustizia.
Il leone che porta la spada simboleggia l'Ordine.
Sopra lo stemma vi è un cerchio dove sono rappresentate la mezzaluna e la stella a cinque punte, i due simboli dell'Islam, presenti anche nel cerchio d'argento sulla bandiera nazionale.
Bandiera Berbera - Amazigh (al plurale Imazighen) significa "uomo libero", ed è il nome con cui le popolazioni berbere identificano sé stesse.
La bandiera si compone di tre colori: blu, verde e giallo a bande orizzontali della stessa altezza, e una lettera di tifinagh Yaz o AZA. Ogni colore si riferisce ad un elemento di Tamazgha, territorio abitato fin dall'antichità dai berberi
-Il blu rappresenta il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico.
-Il verde rappresenta il Bled, l'ampia fascia di territorio coltivabile e le montagne verdi.
-Il giallo rappresenta la sabbia del deserto del Sahara.
La lettera Z dell'alfabeto tifinagh in colore rosso rappresenta tutti quelli che sono caduti lottando per il riconoscimento della lingua e della cultura berbera, inoltre è anche il simbolo della resistenza e della vita.


Essere informati e adattarsi alle usanze locali, garantisce un'esperienza più autentica.
Il rispetto per il Popolo tunisino
Il rispetto per il popolo tunisino si manifesta nel riconoscere la loro cultura ricca e complessa, un mix di identità arabo-berbera, influenze francesi e islamiche, ma anche la loro resilienza di fronte alle difficoltà economiche e politiche, valorizzando la loro mentalità indipendente e liberale.
La Tunisia, nella sua storia è diventata simbolo di accoglienza: sempre aperta e tollerante, è il luogo dell'incontro dove non si impongono limiti culturali, religiosi o politici. Promuove le diversità, resta un modello di pluralismo e di incrocio di religioni e culture. Ricordiamo le parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, intervenendo all'Assemblea dei rappresentanti del popolo tunisino (Arp) nel febbraio 2016: «La Tunisia è un modello di pluralismo e tolleranza».
La Tunisia è indiscutibilmente un esempio di convivenza pacifica e del dialogo interculturale ed interreligioso. Non si scorda Sidi Mehrez (951-1022), considerato il patrono di Tunisi, che è stato soprattutto convinto protettore delle minoranze religiose… Il suo nome è legato alla fondazione del quartiere ebraico della città vecchia di Tunisi ovvero Elhara, per quasi 10 secoli, Elhara è stato effettivamente il cuore pulsante della comunità ebraica di Tunisi, la cui localizzazione sarebbe stata scelta gettando un bastone dall'alto della moschea che oggi porta il suo nome (David Cohen, Le parler arabe des Juifs de Tunis, Parigi, 1964). Quindi, la minoranza ebraica di Tunisi ebbe modo di vivere all'interno della città, mentre precedentemente gli ebrei ne erano esclusi e dovevano rimanere all'esterno durante la chiusura delle porte, dovevano passare la notte nei pressi del villaggio.
In Tunisia ebrei e musulmani e cristiani coabitano in pace da sempre, la Tunisia si conferma una terra dove la tolleranza e il rispetto non mancano. E le minoranze non hanno mai avuto problemi nel professare il loro credo. Il decano della Facoltà di Lettere, delle Arti e dell'Umanità di Manouba e il professor Habib Kazdaghli, in una conferenza, tenuta il 28 marzo 2017, presso la Biblioteca "Diocésaine" di Tunisi, sulle minoranze tunisine tra ricordo e oblio, organizzata dal giornalista Hatem Bourial, dice: «La minoranza è la fonte della grandezza della maggioranza, e le minoranze fanno parte della storia di Tunisia».
Tratto da:
https://confronti.net/2017/09/la-tunisia-un-esempio-di-dialogo-interculturale-e-interreligioso

Accoglienza, ospitalità e rispetto
La cultura tunisina è un affascinante mosaico arabo-berbero con influenze mediterranee, francesi e fenicie, caratterizzata da tolleranza religiosa (Islam sunnita), ospitalità e un profondo rispetto per le tradizioni locali.
La Tunisia offre quindi un ricco patrimonio culturale che fonde antiche tradizioni con un'apertura verso la modernità, rendendola una meta affascinante per la sua identità unica.

L'ospitalità in Tunisia è un pilastro fondamentale della cultura locale, spesso descritta come calorosa, autentica e profondamente radicata nelle tradizioni. Non si tratta solo di accoglienza turistica, ma di un vero e proprio rituale sociale basato sul rispetto, la generosità e la cura dell'ospite.
Gli elementi chiave che rendono unica l'ospitalità tunisina sono: i saluti calorosi, spesso includendo strette di mano e talvolta il gesto di portare la mano al cuore per mostrare sincerità e rispetto seguiti da sorrisi. L'accoglienza in famiglia è il gesto che dimostra assoluto rispetto e affetto. I tunisini sono noti per la loro apertura. Invitare estranei o conoscenti a condividere un pasto, un tè è molto frequente, specialmente nelle aree rurali dove l'ospitalità è sacra. Infatti in queste occasioni il rituale del tè (spesso alla menta con pinoli) e del caffè è un gesto di benvenuto essenziale. È una pausa che simboleggia calore e connessione. La condivisione del cibo è centrale. Gli ospiti vengono trattati con generosità, offrendo piatti tradizionali come il couscous, spesso preparati con cura per mostrare rispetto. È consuetudine portare piccoli doni (dolci, datteri) quando si viene invitati a casa, un gesto reciproco di gratitudine e molto graditi per il gesto (valore del dono).
L'ospitalità in Tunisia mira a far sentire ogni visitatore protetto e benvenuto.

Il cibo e i pasti durante il Ramadam

Il Corano per i musulmani è la trascrizione della parola di Dio che fu ascoltata dal Profeta Maometto nel corso di una Rivelazione più che ventennale iniziata nel 610 d.C. e mediata, secondo la tradizione, dall'Arcangelo Gabriele.
Il cibo durante il Ramadan ha un forte valore simbolico e comunitario. Anche se il mese sacro è noto soprattutto per il digiuno dall'alba al tramonto, in realtà è anche il periodo in cui le famiglie si riuniscono a tavola, si condividono piatti tradizionali e si rafforza il legame con la propria comunità. Le due principali occasioni per mangiare sono l'iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno, e il suhoor.
L'iftar inizia non appena il sole tramonta. Secondo la tradizione, molti musulmani rompono il digiuno con datteri e acqua, seguendo l'esempio del Profeta Muhammad, e proseguono poi con una zuppa leggera, pane, riso, verdure, carne o pesce. In molti Paesi si preparano piatti tipici del Ramadan: samosa, falafel, riso speziato, stufati di carne, insalate, oltre a dolci tradizionali
Il suhoor è il pasto consumato prima dell'alba, spesso molto presto, quando la città è ancora addormentata. Deve essere nutriente e saziante, perché sosterrà la persona per tutta la giornata di digiuno. Per questo si scelgono spesso alimenti ricchi di fibre e proteine: pane, formaggi, uova, yogurt, datteri, frutta fresca, tisane o tè. In alcune città, soprattutto nei quartieri più tradizionali, è ancora possibile sentire chi sveglia i fedeli per il suhoor, ad esempio con canti o tamburi.
Capire il significato del cibo nel Ramadan aiuta a vedere questo mese non solo come un periodo di rinuncia, ma come un tempo di condivisione, ospitalità e gratitudine. Che si tratti di un semplice dattero offerto al tramonto o di una grande tavolata di famiglia, ogni pasto diventa un'occasione per rafforzare i legami e ricordare il valore della moderazione e della solidarietà.
https://nbts.it/viaggi-e-turismo/ramadan-date-e-festivita-islamiche/

La differenza tra hijab, burqa (burka), nigab e altri veli usati dalle donne musulmane.
Comprenderla significa comprendere una cultura.

Capire le differenze tra le diverse tipologie di copricapo (veli) delle donne musulmane per non rischiare di confonderle e usare termini inappropriati. Un po' di chiarezza...
Hijab è il velo musulmano. Il termine hijab, talvolta semi-adattato come higiab (derivante dalla radice ḥ-j-b, "rendere invisibile, celare allo sguardo, nascondere, coprire"), indica qualsiasi barriera di separazione posta davanti a un essere umano, o a un oggetto, per sottrarlo alla vista o isolarlo. Acquista quindi anche il senso di "velo", "cortina" o "schermo".
Di norma, però, il termine ḥijāb viene usato in riferimento a un particolare capo di abbigliamento femminile, il velo islamico, e in particolare a quella foggia di velo che adempie almeno alle norme minime di velatura delle donne, così come sancite dalla giurisprudenza islamica.
In Tunisia le donne hanno ottenuto diversi diritti ancora prima dell'Italia. Per quanto riguarda l'abbigliamento, il velo non è obbligatorio, ma una scelta personale: ci sono donne senza velo, con velo, qualcuna con il niqab. Per il vestiario dipende dalle città e dai quartieri: come in ogni parte del mondo, nei paesini e nelle regioni interne la mentalità è più conservatrice.

Si tratta di un termine con molti significati, tra cui quello di "abbigliamento modesto" (hijab, quindi, si può utilizzare come sinonimo di tutti i tipi di veli). Nel linguaggio comune, di solito viene usato per indicare un pezzo di tessuto di forma rettangolare, come una sciarpa, annodato intorno alla testa e al collo per coprire i capelli. Per quanto possa essere di lunghezza e forme differente e annodato in moltissimi modi diversi, si tratta del tipo di velo più comune: lascia scoperto il volto e, negli ambienti meno conservatori, spesso lascia intravedere i capelli e il collo. In vari paesi e varie tradizioni islamiche può avere nomi differenti.

Normalmente viene identificato in un mantello che copra dalla testa in giù: alcuni modelli arrivano fino a sotto i fianchi, altri fino alle caviglie, in ogni caso lascia scoperti gli occhi e il volto. Il khimar nero è un velo islamico extra-lungo che copre la testa e la parte superiore del corpo. Il termine deriva dalla radice araba Khamara, che significa "coprire". Soddisfa tutti gli standard necessari per consentire alle donne musulmane di indossarlo quotidianamente. Il khimar nero non è molto diverso dall'hijab di seta nera di Medina. Entrambi hanno lo stesso scopo: coprire il capo. Tuttavia, la differenza sta nella lunghezza. Si trova indossato per lo più in Medio Oriente in diversi colori.

Il burqa è un indumento diffuso soprattutto in Asia Centrale, tra Afghanistan e Pakistan, e consiste in un serie di strati di tessuti che coprono completamente il corpo di una donna, dalla testa ai piedi, senza lasciare nulla scoperto. In genere, in corrispondenza degli occhi, è posizionata una sorta di grata di tessuto per permettere alla donna di vedere all'esterno dell'indumento. Si tratta dell'abito più coprente di tutta la tradizione islamica. Si distingue dal niqab proprio perché copre tutto il corpo e non solo il volto. Il burqa è spesso associato ai talebani, il movimento politico religioso che lo impose per legge a tutte le donne afghane.

Il niqab è un tipo di velo diffuso soprattutto nella penisola araba, ma che viene utilizzato in tutto il mondo dai musulmani che appartengono ai gruppi più conservatori. Consiste in un pezzo di tessuto nero, tagliato in maniera abbastanza complessa e che serve a coprire completamente il volto di chi lo indossa, lasciando solo una fessura per gli occhi, a volte coperta da un tessuto semi-trasparente. La caratteristica del niqab è che copre soltanto il volto, fermandosi in genere all'altezza delle spalle (in genere viene indossato sopra abiti tradizionali dello stesso colore).

Il jilbab è un indumento femminile islamico lungo e ampio che copre il corpo dalla testa (spesso con velo integrato) fino alle caviglie, progettato per rispettare i canoni di modestia ('awra). Può essere un pezzo unico o composto da due parti (mantella/khimar e gonna/sarouel), molto diffuso per la sua praticità e copertura. Si tratta di un abito ampio che non rivela le forme, spesso con maniche a farfalla. Il modello in due pezzi è molto popolare, offrendo una gonna lunga abbinata a un top con velo incorporato. Il jilbab è conforme alla legislazione musulmana per coprire la awra, ovvero le parti del corpo che devono rimanere nascoste in pubblico o davanti a uomini estranei alla famiglia.

l chador o chadar (pron. dal persiano چادر, ciâdar, "velo", "mantello") è un indumento tradizionale iraniano simile a un mantello e a un foulard indossato da alcune donne quando devono comparire in pubblico. Si tratta di una stoffa semi circolare che ricopre il capo e le spalle, ma che lascia scoperto il viso, tenuto chiuso sotto il mento a incorniciare il volto. È uno dei possibili modi per seguire la legge islamica dello hijab. Viene indossato anche in altre nazioni oltre all'Iran, specialmente nel Medio Oriente, e da chi segue la dottrina islamica secondo la pratica della purdah, indipendentemente dalla nazionalità.

La dupatta (hindī: दुपट्टा; urdu: دوپٹہ) è un pezzo di tessuto rettangolare di dimensioni variabili, simile a una sciarpa, solitamente realizzato in seta o cotone e dotato di una vasta gamma di colori e disegni; viene tradizionalmente indossato dalle donne in India, Pakistan, Bangladesh e in altre parti del Sud-est asiatico come un accessorio di moda o un simbolo culturale. In molti contesti, la dupatta può essere usata per coprire il capo o il collo, o come uno scialle. Ci sono vari nomi per questo tipo di velo, ad esempio il termine jilbab è presente anche nel Corano e indica generalmente il foulard richiesto per coprire i capelli della donna. Inoltre, anche lo shayla un velo rettangolare che copre la testa, molto simile agli altri. Si può portare in modi diversi, anche se è uno dei più comuni copre la testa e sopra il collo.

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