
Curiosità e abitudini in Tunisia
CURIOSITÀ DALLA TUNISIA


SAPEVICHE?
Si viaggia per per essere costantemente sorpresi, per scoprire posti nuovi e usanze inaspettate. Viaggiare è esplorazione e scoperta e allora "il mondo è bello perché è vario", ed è proprio così !
Spesso ciò che ci spinge a intraprendere un viaggio è proprio la curiosità di sapere cosa c'è oltre i confini di quel luogo e di scoprire cose nuove, particolari, magari anche curiose.
Il mondo è vario ed è anche davvero particolare. Chi ama viaggiare lo sa bene! Ci riserva sorprese impensabili.
"Visitare un luogo "con il cuore e con i propri occhi" significa vivere l'esperienza con le emozioni, dove l'immersione profonda nel contesto locale prevale sulla visita superficiale, permettendo di restituire informazioni vere, autentiche e non stereotipate. Si basa sulla connessione emotiva e sull'osservazione diretta per narrare l'anima di un territorio"
La nuova Costituzione della Repubblica di Tunisia (2022)
Sapeviche... la Costituzione della Repubblica di Tunisia (in arabo دستور تونس?, Dustūr Tūnus) è stata adottata il 25 luglio 2022 a seguito del Referendum costituzionale del 2022 ed è entrara in vigore il 16 agosto 2022.
E' la norma giuridica suprema del Paese, occupa quindi il vertice della gerarchia delle fonti nell'ordinamento giuridico della Repubblica e, temporalmente, costituisce la quarta Costituzione nella storia della Tunisia dopo quelle del 1861, 1959 e 2014.
"Alla luce della decisione dell'Autorità Indipendente Suprema per le Elezioni n. 2022-22 del 16 agosto 2022, relativa alla proclamazione dei risultati finali del referendum su una bozza di nuova Costituzione della Repubblica di Tunisia avvenuta lunedì 25 luglio 2022,
Kaïs Saïed, Presidente della Repubblica di Tunisia, promulga la Costituzione della Repubblica di Tunisia, il cui contenuto è il seguente:
Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Misericordioso
Articolo 1 – La Tunisia è uno stato libero, indipendente e sovrano.
Art. 2 – Il regime dello stato tunisino è il regime repubblicano.
Art. 3 – Il popolo tunisino è detentore della sovranità, la esercita alle condizioni stabilite in questa Costituzione.
Art. 4 – La Tunisia è uno stato unitario. Non è lecito emanare alcuna legislazione che ne mini l'unità.
Art. 5 – La Tunisia fa parte della nazione islamica. Solo lo Stato dovrebbe lavorare, in un regime democratico, per realizzare le vocazioni dell'Islam autentico, che consistono nella preservazione della vita, dell'onore, della proprietà, della religione e della libertà.
Art. 6 – La Tunisia fa parte della nazione araba. La lingua ufficiale è l'arabo..."





Le porte colorate della Tunisia e Mashrabiya
Sapeviche... chi visita la Tunisia non può non restare incantato dalla bellezza delle sue porte. Belle, colorate e cariche di significati. Le più particolari sono porte ad arco a due battenti, aventi una piccola sottoporta. Se si ha la fortuna di notare questa tipologia, si conoscerà il frutto dell'astuzia di una donna, che è poi rimasto nei secoli nella cultura delle porte tunisine.


Mashrabiya, il balcone in legno colorato
Sapeviche... la mashrabiya tunisina, nota localmente come barmaqlī o gannārīyaè un elemento architettonico tradizionale, tipico delle case del Nord Africa, costituito da un bovindo sporgente con grata in legno intagliato. A Tunisiè spesso dipinta di blu, fungendo da dispositivo di raffrescamento passivo e garantendo privacy e vista.
Mashrabiya è termine arabo dato a un tipo di bovindo (balcone chiuso e sporgente dalla facciata di un edificio) chiuso con legno intagliato. Si trova sempre al secondo piano di un edificio o al piano superiore.
Il nome Mashrabiya deriva da "ashrafa", che significa trascurare o osservare. Questa soluzione permette di ottenere una buona vista sulla strada senza che essere visti dai passanti. Mashrabiya è un ornamento delle ricche case e utilizzato principalmente nelle città, mentre nei villaggi è poco utilizzato.E' sbagliato credere che questo tipo di finestra o balcone serva alle donne in modo che possano segretamente guardare ciò che sta accadendo per le strade. Tipici delle zone del Nord Africa e del mondo arabo, lo scopo di questi balconi è quello di proteggere l'intimità della famiglia dalla vista dall'esterno e di raffrescare i locali in modo passivo, funzione ottenuta sfruttando le caratteristiche fisiche del legno lavorato in particolari grate lignee in grado di garantire il benessere termo igrometrico interno alla casa.Attualmente si definiscono Mashrabiye, quelle aperture schermate da una grata in legno, discreta, utile ed elegante, caratterizzata da una trama più o meno fitta.


La religione islamica
Sapeviche... l'Islam è la terza grande religione monoteistica nata in Medio Oriente, Abramo è considerato il primo musulmano e la stessa religione islamica è intesa come riaffermazione e correzione delle due fedi antecedenti (ebraismo e cristianesimo).
L'Islam nasce e si divulga a partire del VII secolo d.C. da un mercante di nome Muhammad originario della Mecca (nell'odierna Arabia Saudita). Muhammad è l'ultimo dei profeti mandati sulla terra da Dio, tra i quali vi erano Abramo, Noè, Mosè, Giovanni Battista e Gesù.
I principi base della religione islamica sono l'esistenza di un solo Dio (in arabo Allah) e la riconoscenza di Muhammad come suo ultimo profeta.
Le fonti principali dell'Islam sono il Corano, la rivelazione che Muhammad ricevette, e gli Hadith, i racconti delle azioni del profeta.

Il Corano
Sapeviche... il Corano (letteralmente "recitazione") è il principale libro sacro dell'Islam. In esso è contenuta la rivelazione che il profeta Muhammad ricevette dall'angelo Gabriele a partire dal 610 d.C..
Il testo è diviso in 114 capitoli, dette sure. La prima sura (detta Al-Fatiha) è una preghiera che i musulmani recitano spesso.


La Sunna
Sapeviche... la Sunna è la raccolta degli hadith (letteralmente "tradizioni"), ossia la trascrizione delle parole e delle azioni compiute del profeta Muhammad, la storia della sua vita. Nonostante lui non avesse mai reclamato alcuna infallibilità al di fuori della rivelazione del Corano, i suoi seguaci musulmani iniziarono a raccogliere gli hadith. A differenza del Corano, che fu dettato parola per parola da Dio, gli hadith venivano trasmessi da diversi fedeli e quindi godevano di affidabilità assoluta. Nel tempo gli studiosi li hanno classificati ed analizzati con lo scopo di definire quali sono attendibili e quali no.


La Mano di Fatima
Anche nota come Khamsa (in arabo: ossia il numero cinque), è un amuleto caratteristico delle religioni musulmana ed ebraica, molto diffuso nel Vicino e Medio Oriente, e nell'Africa settentrionale. ,gli archeologi credono che l'usanza sia di epoca pre-islamica, risalente ad un'antica dea mediorientale la cui mano proteggeva dal malocchio.
Mondo Arabo
La leggenda racconta che Fatima, figlia del profeta Maometto, mentre preparava la cena, avrebbe assistito al ritorno del marito con una concubina; ingelosita da ciò, per errore mise la propria mano nell'acqua bollente, senza tuttavia avvertire dolore. Per i credenti islamici rappresenta dunque il simbolo della serietà e dell'autocontrollo.
Da un punto di vista antropologico – religioso, la mano è collegabile alle basi stesse del credo islamico: le cinque dita della mano ricordano infatti i cinque pilastri dell'Islam della fede:
1. La testimonianza di fede: "Non c'è altro Dio fuorché Dio e Muhammad è il suo Profeta" (Shahada);
2. Le cinque preghiere quotidiane (Salat);
3. L'elemosina obbligatoria (Zakat);
4. Il digiuno del mese di Ramadan (Sawm);
5. Il pellegrinaggio alla Sacra Casa cioè a La Mecca (Hajj).




Frontiere dell'Impero Romano: Limes tunisino
Sapeviche... le frontiere dell'Impero Romano, conosciute come "limes", costituivano una rete complessa di difese e controllo che si estendevano lungo i confini dell'Impero. Il limes tunisino, in particolare, rappresentava un importante baluardo contro le incursioni e le invasioni nel nord dell'Africa romana. Le sue difese includevano fortificazioni, torri di avvistamento e guarnigioni militari strategicamente posizionate lungo le vie di comunicazione chiave.
Queste frontiere non solo proteggevano l'Impero dalle minacce esterne, ma facilitavano anche il controllo del commercio e del movimento delle persone attraverso i confini.
Nel dettaglio
l "limes romano" era la linea di confine dell'Impero romano al suo apice nel II secolo d.c. e si estendeva per oltre 5.000 km dalla costa atlantica a nord della Gran Bretagna, attraversando il L'Europa verso il Mar Nero e da lì verso il Mar Rosso e il Nord Africa per tornare sulla costa atlantica.
Di codesti limes sono rimasti mura, fossati, fortezze, torri di guardia e abitazioni civili. Alcuni elementi della linea sono stati scoperti durante gli scavi, altri ricostruiti e alcuni distrutti.
In Tunisia, il limes romano è più simile a un sistema di sorveglianza del territorio e controllo dei movimenti di persone che a una linea di difesa che si dovesse opporre a una vera e propria minaccia militare. Al culmine della dominazione romana, l'area delle fortificazioni si estendeva per non meno di 80.000 kmq dai monti Gafsa a nord fino al Grand Erg a sud.
I resti delle installazioni appartenenti ai dominatori romani rientrano in un'area di diversa profondità a seconda del settore. Trenta in numero, si tratta di campi, forti, fortezze, segmenti di mura o fossati. La loro distribuzione dà un'impressione di forte organizzazione.

Le antiche e prospere città romane e siti archeologici in Tunisia
Sapeviche… nel corso di un viaggio in Tunisia potresti avere l'impressione di rivivere i fasti dell'antica Roma. Ecco, ti spiego perché!
All'apice della loro potenza, infatti, l'impero romano controllava circa 5 milioni di km² di territorio, una superficie impressionante, pari a circa la metà dell'Europa di oggi. Di questa immensa estensione faceva parte l'attuale Tunisia, dove si trovano edifici e siti archeologici di enorme fascino, molto meno visitati (e molto meno costosi) rispetto a quelli più conosciuti, a Roma e altrove. I romani diedero a questa regione che si protende nel mare il nome di "Africa", che in seguito verrà esteso all'intero continente. L'Africa romana era il granaio dell'impero: da qui partivano olio e frumento verso la madrepatria. Rovine incredibilmente ben conservate di antiche e prospere città sono disseminate in tutta la Tunisia, e altre aspettano di essere riportati alla luce.
Statue romane nei musei che non hanno la testa
Sapeviche... visitando i musei in giro per la Tunisia (ma anche in tutto il Mondo) potrai ammirare tante statue romane che non hanno la testa e che gli archeologi hanno evidenziato alcune cause comuni per queste statue "decapitate": Ecco le cause più avvalorate:
-punto di rottura: il collo è un punto di rottura fragile delle statue, così come mani e braccia. Quando una statua viene spostata, ecco che il collo è una delle prime parti che si rompe
-damnatio memoriae: i Romani spesso distruggevano deliberatamente le statue o le rendevano irriconoscibili in quanto erano fautori di un procedimento chiamato "damnatio memoriae". Il Senato romano, infatti, aveva il potere di votare per condannare all'eterna cancellazione della memoria storica di un imperatore particolarmente odiato dopo la sua morte. Se il voto al Senato passava, ecco che questi procedeva non solo a cancellare il nome del suddetto imperatore da qualsiasi registro o documento, ma sequestrava anche le sue proprietà, eliminava il suo nome da statue e monumenti e eliminava anche le teste dalle statue. Per esempio, molti ritratti e statue di Nerone, non certo uno degli imperatori romani più amanti, furono meticolosamente danneggiati
-teste rimuovibili: Kenneth Lapatin, del Paul Getty Museum di Los Angeles, ha spiegato che spesso gli scultori romani progettavano "teste staccabili" per le loro statue. I Romani erano pragmatici. Questo perché non solo tale pratica permetteva loro di usare materiali diversi per viso e corpo, ma consentiva anche a diversi scultori di lavorare alla stessa statua. Inoltre così c'era anche la possibilità di sostituire del tutto la testa in un secondo momento. Il che spiega perché ci siano tante statue senza testa e tante teste senza statue
-mercato nero: purtroppo, in caso di "decapitazioni" moderne, tutto è causato dal mercato nero delle antichità. Staccando la testa alle statue, infatti, i mercanti d'arte illegali possono vendere due pezzi al posto di uno





Acquisto terreni agricoli in Tunisia da parte di stranieri
Sapeviche... in Tunisia uno straniero può acquistare una proprietà immobiliare, una villa o un appartamento ma non può divenire proprietario di un terreno agricolo. Infatti, i terreni agricoli non possono essere venduti agli stranieri qualsiasi fosse il motivo dell'acquisto.
L'acquisto di un bene immobiliare in Tunisia per uno straniero è sottoposto alla previa autorizzazione del governatore della regione ove è situato il bene oggetto di compravendita.
Prima di chiedere l'autorizzazione del governatore è indispensabile redigere un atto preliminare di compravendita. Quest'ultimo deve prevedere una scadenza ragionevole (tra i 3 ed i 6 mesi per esempio) che consenta all'acquirente di ottenere l'autorizzazione sopramenzionata.
I soggetti di nazionalità straniera non possono dunque sfruttare un terreno agricolo, se non attraverso la locazione.
In caso di acquisto di un immobile con terreno, se il terreno è inserito nel piano urbanistico cittadino, deve essere considerato come "residenziale"; contrariamente, se lo stesso non rientra nel suddetto piano, viene considerato come agricolo e, pertanto, non soggetto all'acquisto da parte di uno straniero.


In Tunisia il sistema di approvvigionamento idrico era ben sviluppato
Sapeviche... Cartagine, e le successive città romane della regione, erano caratterizzate da avanzate meraviglie ingegneristiche che gestivano in modo efficiente le risorse idriche per sostenere la popolazione urbana e l'agricoltura.
Uno degli esempi più notevoli è l'acquedotto di Zaghouan, costruito nel II secolo d.C. per fornire acqua a Cartagine dalle sorgenti della montagna di Zaghouan, a oltre 130 chilometri di distanza. Questa impressionante opera di ingegneria comprendeva ponti, gallerie e serbatoi dell'acquedotto, dimostrando la maestria dei Romani nell'ingegneria idraulica.
Questi sistemi garantivano una fornitura affidabile di acqua dolce per bere, fare il bagno, irrigare e fare i bagni pubblici, contribuendo in modo significativo alla prosperità e alla vita quotidiana degli abitanti. I resti di questi acquedotti e di queste infrastrutture di approvvigionamento idrico sono una testimonianza dell'ingegno e delle capacità tecniche degli antichi ingegneri tunisini.
La Tunisia è stata la prima nazione musulmana ad abolire la schiavitù
Sapeviche... la Tunisia ha iniziato il processo per abolire la schiavitù nel 1841 e l'ha ratificata nel 1846; ogni schiavo che entrava in Tunisia veniva automaticamente liberato. Non solo il primo paese musulmano, ma uno dei primi in Africa e avanti a molti stati europei e sudamericani, così come gli Stati Uniti. I Berberi Ibaditi in Tunisia e nel Maghreb in realtà abolirono la schiavitù nell'VIII secolo (cosa senza precedenti per l'epoca), ma fu reintrodotta dalle varie dinastie e imperi che li successero. È bello vedere il nostro piccolo paese in prima linea nel mondo per l'umanitarismo.
Dopo l'abolizione, poi, si verificò un processo di impoverimento e di marginalizzazione sociale degli ex schiavi perché l'emancipazione aveva garantito la liberazione legale ma non la libertà sociale.

La Tunisia ha dato il via alla Primavera araba
Sapeviche... la Tunisia è famosa per aver dato il via alla Primavera araba, un'ondata di proteste e sconvolgimenti politici iniziata alla fine del 2010. Il movimento è iniziato quando Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante, si è autoimmolato per protestare contro la corruzione e i maltrattamenti della polizia. Il suo atto di sfida ha scatenato manifestazioni diffuse in tutta la Tunisia, che alla fine hanno portato alla destituzione del presidente Zine El Abidine Ben Ali, che aveva governato per 23 anni.
Per preservare la natura, in Tunisia sono stati istituiti 17 parchi nazionali
Sapeviche... per preservare il suo ricco patrimonio naturale, la Tunisia ha istituito 17 parchi nazionali, ognuno dei quali offre paesaggi unici e una fauna variegata. Ecco alcuni dei più famosi:
Parco nazionale di Ichkeul: Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, il Parco nazionale di Ichkeul è incentrato sul lago Ichkeul ed è una tappa fondamentale per gli uccelli migratori. Ospita migliaia di specie, tra cui fenicotteri e cicogne, ed è un paradiso per gli amanti del birdwatching e della natura.
Parco nazionale di Jebil: Situato nel deserto del Sahara, il Parco nazionale di Jebil presenta vaste dune di sabbia e paesaggi aridi. Offre un habitat a specie adattate al deserto come la gazzella Dorcas e la volpe Fennec, offrendo ai visitatori uno sguardo alla flora e alla fauna uniche del Sahara.
Parco nazionale di Bouhedma: Situato nella Tunisia centrale, questo parco protegge gli ecosistemi della steppa e della foresta. Ospita specie rare come l'antilope addax e la pecora di Barberia, che lo rendono un sito importante per la conservazione della fauna selvatica.
Parco nazionale di Zembra e Zembretta: Composto da due isole nel Mar Mediterraneo, questo parco marino è rinomato per le sue colonie di uccelli marini e la biodiversità sottomarina. Attira i subacquei e gli amanti della natura interessati a esplorare la sua ricca vita marina.
Cliccando sul bottone troverai l'elenco di tutti i parchi della Tunisia


Il pasto e l'ospitalità tunisina
Sapeviche... l'ospitalità in Tunisia è un pilastro fondamentale della cultura locale, profondamente radicata nella tradizione arabo-berbera e musulmana, dove accogliere un ospite (o dhif) è considerato un onore e un dovere morale che va oltre il semplice invito a pranzo. Il pasto, noto spesso come wajba (che in arabo significa semplicemente "pasto" o "porzione"), non è solo nutrizione, ma un atto sociale di condivisione e rispetto.
Il pasto principale in Tunisia (wajba) è solitamente il pranzo, spesso consumato in comune da un unico piatto grande (mida o tbsi), che simboleggia unione e uguaglianza.
I tunisini tendono a offrire più cibo del necessario (come segno di generosità) insistendo affinché gli ospiti mangino molto. Rifiutare o mangiare pochissimo potrebbe essere interpretato come mancanza di apprezzamento.


Cibo di strada in Tunisia
Street Food
Sapeviche...il fascino, la ricchezza, la varietà e il gusto deciso del cibo tunisino si esprime anche attraverso lo street food.
La Tunisia è un paese ricco di storia, cultura e sapori e che il cibo di strada tunisino è una vera esplosione di gusto, profumi e tradizioni. E' economico, accessibile e autentico, rappresenta il modo migliore per immergersi nella vita quotidiana locale. Dai vicoli delle medine alle spiagge affollate, ogni angolo offre una specialità da scoprire. Lo Street food tunisino non vi deluderà da questo punto di vista.
Passeggiando per le strade del centro delle città noterete sicuramente dei piccoli locali, frequentati assiduamente in ogni momento della giornata.
Li potete assaggiare il fricassé, un piccolo panino fritto ripieno di uovo sodo, olive, patate e harissa (la salsa piccante tunisina), il lablabi (la zuppa tipica con ceci, uovo, spezie, pane spezzettato e altro), il bambalouni (la dolce ciambella tunisina fritta), il mlewi (deliziosa piadina sfogliata di semola farcita principalmente con harissa, tonno, uova, slata méchouia, formaggio, merguez..) il brick à l'oeuf (involtino croccante fritto con uovo, patate, cipolla, tonno), chapati (tipo di pane a forma di piadina farcito con salse, tonno, o pollo, formaggio e altro), la chorba (altra zuppa tipica tunisina) viene preparata con orzo spezzato, spezie, verdure e completata con pezzetti piccoli di pollo o di orata.

Come mangiare il lablabi tunisino
Sapeviche... quando ordinate il lablabi per la prima volta, vi daranno una ciotola e una baguette rafferma. Prendete la baguette e fatela a pezzetti nella ciotola. Una volta riempita la ciotola con piccoli pezzi di pane, portatela di nuovo allo sportello dove aggiungeranno ceci, brodo, carne (se la desiderate), un uovo, spezie e harissa. L'ultimo passaggio è prendere due cucchiai, uno per mano, e mescolare il tutto fino a ottenere uno stufato denso e panoso. Poi mangiate.
Seconda ipotesi: non vi stupite se dopo aver preso l'ordine il cameriere vi porta una ciotola vuota e un cestino col pane (in genere baguette rafferme) è il segnale per mettersi all'opera. Dovete farlo a pezzini e cominciare a riempire la ciotola secondo il vostro gradimento. Il cameriere tornerà poi per versarci sopra la zuppa di ceci condita divinamente con olio d'oliva, harissa, cumino, succo di limone, aglio, e aggiungerà l'uova crudo (o sodo su richiesta) e tonno, quindi chiedete un "Lablabi sans oeufs et thon" se siete vegetariani o vegani. Poi come già detto, specialmente se avete chiesto l'uovo crudo, prendete due cucchiai e mescolate il tutto... e mangiate questa deliziosa squisitezza.
Cultura del grano e dell'orzo
Sapeviche... parti integranti della cultura tunisina, è la lavorazione del grano, dell'orzo e del mais che rappresenta una delle principali tradizioni legate alla preparazione del pane, l'elemento principale per il nutrimento dei bambini e della famiglia. Questo pensiero continua ad essere presente e alcune persone utilizzano ancora il metodo artigianale per preparare il pane mettendo i panini modellati con forme tipiche nel forno molto caldo. Questa è una delle tradizioni del paese. La coltivazione dei cereali in Tunisia è un pilastro fondamentale dell'agricoltura, dell'economia e della cultura alimentare del Paese, con radici storiche profonde che risalgono all'epoca romana, quando la regione era considerata il "granaio di Roma". Il grano duro è il cereale predominante, essenziale per la produzione di semola e couscous, piatto nazionale.
Olio di oliva per l'Impero Romano
Sapeviche... la Tunisia fu un importantissimo bacino per la produzione di olio di oliva per l'Impero Romano.
Gli scavi, focalizzati nell'area dell'antica Cillium romana, ai confini con l'attuale Algeria, si concentrano su imponenti strutture legate alla produzione dell'olio, tra cui due torcularia, gli impianti per la spremitura delle olive di cui uno, identificato come il secondo frantoio romano più grande di tutto l'Impero.
Il territorio, caratterizzato da alte steppe e un clima continentale, con forti escursioni termiche e modeste precipitazioni raccolte in pozzi, offriva condizioni ideali per la coltivazione dell'olivo, una risorsa fondamentale per l'economia dell'Africa romana che fece della Tunisia il principale fornitore di olio per Roma.
Questa zona di confine dell'Africa proconsolare, abitata in antico dai musulamii – popolazioni di origine numida – rappresentava un punto d'incontro e di scambio tra il potere romano, i coloni veterani e le comunità locali. Un'area che fu molto attiva e produttiva fino al periodo tra il III e il VI secolo d.C.
Il sito di Henchir el Begar
Tra i principali siti oggetto della ricerca figura Henchir el Begar, identificato con l'antico Saltus Beguensis, centro di una vasta proprietà rurale situata nella circoscrizione di Begua, appartenente nel II secolo d.C. al vir clarissimus Lucillius Africanus. Il sito è noto per una celebre iscrizione latina (CIL, VIII, 1193 e 2358) che riporta un senatoconsulto del 138 d.C., con il quale si autorizzava l'organizzazione di un mercato bimestrale, un evento di grande importanza nella vita sociale, politica e religiosa dell'epoca.
L'insediamento, esteso su circa 33 ettari, è articolato in due settori principali, Hr Begar 1 e Hr Begar 2, entrambi dotati di frantoi, un bacino di raccolta delle acque e varie cisterne.
Hr Begar 1 ospita il più grande e imponente frantoio romano della Tunisia, e il secondo di tutto l'Impero romano, con un monumentale torcularium composto da dodici presse a trave.
Hr
Begar 2 conserva un secondo impianto con otto presse della stessa
tipologia.
Queste
strutture furono operative tra il III e il VI secolo d.C., a
testimonianza di una lunga continuità produttiva. L'area comprende
inoltre un vicus rurale dove abitavano i coloni e forse parte della
popolazione locale. In superficie sono stati rinvenute numerose
macine e mulini in pietra, che documentano una produzione mista di
cereali e olio, rivelando la duplice vocazione agricola del sito.
Le recenti prospezioni geofisiche, condotte con georadar, hanno inoltre individuato un fitto tessuto di strutture abitative e tracciati viari, segnalando un'organizzazione complessa e articolata dello spazio rurale.
Questa missione offre una prospettiva senza precedenti sull'organizzazione agraria e socio-economica delle regioni di frontiera dell'Africa Romana. L'olio d'oliva fu un prodotto importantissimo nella vita quotidiana degli antichi Romani, che non solo lo usavano come condimento in cucina, ma anche come prodotto per la cura del corpo, sia in ambito sportivo che in medicina, e persino – se di qualità scadente – come combustibile per l'illuminazione.



Il Kaskrout tunisino (o casse-croûte), l'iconico panino da strada tunisino
Sapeviche... il Kaskrout, un nome che richiama immediatamente un pasto semplice e gustoso, è una delle espressioni più rappresentative dello street food nordafricano. Si tratta del panino tunisino. Diffuso in tutto il Maghreb, dalla Tunisia alla Libia, il Kaskrout si presenta in una moltitudine di varianti regionali che riflettono le ricchezze culinarie e culturali dei diversi paesi. Questo articolo esplorerà le sue origini linguistiche, la sua evoluzione come piatto, e le varianti che lo rendono un simbolo di creatività gastronomica.
La parola "Kaskrout" deriva dal francese "casse-croûte", che letteralmente significa "rompere la crosta". In origine, il termine si riferiva a un pasto veloce e leggero, consumato spesso durante le pause lavorative o nei momenti di transizione della giornata. Con il tempo, in Nord Africa, il termine si è evoluto per indicare una forma specifica di pasto: il panino. L'adozione del termine francese è un chiaro esempio delle influenze coloniali, ma il Kaskrout è stato reinventato e adattato alle tradizioni locali, diventando un elemento fondamentale della cucina quotidiana.
La semplicità è la chiave del successo del Kaskrout. La sua struttura è di base: un pane croccante farcito con ingredienti saporiti e facilmente reperibili. Il pane utilizzato varia da regione a regione: baguette in Algeria e Tunisia, khobz dar (pane casereccio) in Marocco, o addirittura focacce e pani piatti in alcune località rurali. La scelta degli ingredienti è altrettanto versatile. Harissa, insalate fresche, patate fritte, tonno, olive, e uova sode sono solo alcune delle combinazioni classiche. Tuttavia, ogni regione, e talvolta ogni città, offre le sue varianti uniche. Ad esempio, in alcune zone del Marocco, il Kaskrout è arricchito con spezie locali come il cumino o con carne marinata.
Il Kaskrout è molto più di un semplice panino. È un simbolo di adattabilità e resilienza, un piatto che racconta storie di migrazione, di scambi culturali, e di amore per il cibo semplice ma gustoso. Che si tratti di una baguette ripiena di harissa e tonno in una strada di Tunisi, o di un chapati con carne marinata in un mercato di Tripoli, il Kaskrout continua a deliziare e a unire, rappresentando l'essenza della cucina nordafricana.


Lo zarb, il forno naturale dei beduini
Sapeviche... proprio nelle oasi alle porte del deserto del Sahara (nel Sud della Tunisia) se fate un escursione guidata potete assistere a una delle più belle espressioni della cultura beduina: cucinare il cibo sotto la sabbia nei "forni terrestri". Si chiama Zarb ed è l'antico metodo di cottura delle tribù indigene della penisola arabica. Un grosso buco nella sabbia/terra, spesso rivestito di pietre, dove viene acceso un fuoco per creare braci ardenti, formano il forno, dentro il quale vengono messe le pietanze (spesso agnello e coniglio insieme a patate e verdure varie) poi viene coperto il cd. forno da una pesante tappeto e sabbia. Tutto assume tratti cerimoniali: nessuna luce, nessuna chiacchiera, nessun utensile poiché le popolazioni nomadi avevano la necessità di viaggiare leggeri. Dopo qualche ora la sabbia viene spazzata via con una foglia di palma secca, strato dopo strato viene aperto questo forno nel cuore del Sahara. E' proprio in questo momento che il profumo piccante e saporito della cottura invade totalmente il cerchio dei commensali. L'atmosfera si riempie di aromi di spezie, mentre piccoli soffi di vapore galleggiano nell'aria arida. Come cucinare, anche mangiare è un'esperienza comunitaria: attorno ad un piano che funge da tavolo improvvisato, gomito a gomito viene gustato (rigorosamente con le mani) il frutto di questo suggestivo barbecue beduino.

Douz - La porta del deserto
Sapeviche... la porta d'accesso al Sahara ha un nome e una localizzazione precisa: si chiama Douz, cittadina appartenente al Governatorato di Kébili che rappresenta il confine tra mondo civile e aridità.
Una visita del Sahara può iniziare da qualsiasi punto del sud della Tunisia, ma un viaggio nel deserto degno di nota passa sempre per la città di Douz, circondata da alte palme e piantagioni di datteri. Per la sua vicinanza al deserto e per la sua fama di tappa indispensabile per una visita nel deserto della Tunisia, viene chiamata anche "porta del Sahara". Si trova a quasi 500 chilometri a sud di Tunisi, la capitale. I suoi abitanti appartengono principalmente ai Mrazig che, secondo la tradizione, sono i discendenti della tribù araba dei Banu Sulaym, arrivati in Tunisia nel XIII secolo. I Mrazig sono in prevalenza nomadi, e Douz è sempre stata uno dei punti più importanti del loro viaggio. Oggi accoglie lo spirito di ospitalità anche i viaggiatori internazionali in attesa di affrontare le dune del deserto. I coloratissimi mercati vendono in prevalenza datteri e prodotti locali, indispensabili per ricaricare le energie viaggiando nel deserto.
E' possibile scegliere di vivere il deserto in modi diversi: vestiti da beduini, cavalcare cavalli agghindati, sul dromedario, in quad, su di un 4x4. Sono modi diversi di vivere l'escursione.

Il deserto tunisino
Sapeviche... si può dormire nel deserto in Tunisia, in uno dei campi tendati che caratterizzano le poche oasi presenti. E' un'esperienza unica e davvero indimenticabile.Le luci delle città è assente, quindi si può ammirare il cielo notturno in tutta la sua bellezza: la quantità di stelle che si può ammirare nel deserto è davvero incredibile. Di giorno, invece, la vera costante è la sabbia del deserto: si estende fino all'orizzonte e, dorata e rossa, con le sue alte dune, sembra un mare brillante. Tra le zone di El Mida, Gour El Kleb e Dekanis si possono ammirare delle dune spettacolari. Il lago di Ain Ouadette, nel cuore del deserto, è un luogo magico dove è possibile anche fare il bagno.
Interessanti e molto belle anche le escursioni a Tembaine e il Parc du Jebil.
Il tramonto è straordinario, con colori vivi e completamente immerso nel silenzio. All'interno di un'oasi regna una pace surreale.



Lo sparto (erba halfa) per l'artigianato in Tunisia
Sapeviche... lo sparto (erba halfa), è molto usata in Tunisia per l'artigianato locale. Gli artigiani berberi e non usano l'erba halfa, una pianta secca coltivata nella regione, per realizzare oggetti artigianali intrecciati a mano, come i cestini che usiamo per conservare frutta, verdura e pane e tanto altro. In Tunisia infatti cresce l'halfa, un'erba robusta che viene utilizzata soprattutto per realizzare a mano oggetti di uso quotidiano. Un'erba che cela dietro di sé storie di donne, che con le loro mani la strappano, la raccolgono e la caricano sul dorso dei loro muli o sulla testa, per poi portarla a casa, farla seccare al sole, tingerla ed iniziare il lavoro di impagliatura o tessitura. La tintura è complessa da un punto di vista chimico: bisogna immergerla in acqua calda, riscaldata su un fuoco a legna, con pigmenti naturali come henné, curcuma, la buccia di alcune verdure, con risultati spesso imprevedibili. Questa pianta erbacea, originaria delle regioni aride e semi aride, svolge un ruolo cruciale nella lotta alla desertificazione e rappresenta una risorsa socio-economica fondamentale per migliaia di famiglie nelle regioni più povere del paese. La pianta favorisce la biodiversità locale, ospitando un ricco ecosistema di animali e piante.
Machmoum, il bouquet artigianale di gelsomino simbolo culturale prezioso
Sapeviche... il Machmoum (Machmoum el fell) è un piccolo bouquet tradizionale tunisino, simbolo per eccellenza della cultura e dell'artigianato locale, realizzato con fiori di gelsomino (spesso la varietà Jasminum sambac, nota localmente come fell).
Il Machmoum, incarna l'amore, l'affetto, la purezza e la nobiltà d'animo. È un simbolo di ospitalità e un regalo comune, specialmente durante l'estate. Nella tradizione gli uomini tunisini amano portarlo all'orecchio o annusarlo durante le passeggiate pomeridiane o serali. Gli uomini spesso lo offrono alle donne come gesto romantico. Queste decorazioni vengono spesso indossate dalle donne, soprattutto durante le celebrazioni o semplicemente per profumare i capelli e gli abiti. Si compone di piccoli fiori di gelsomino bianco intenso, delicatamente intrecciati, che emanano un profumo inebriante. Il gelsomino stesso è il fiore simbolo della Tunisia, il cui nome arabo (yasmin) significa "dono di Dio".




La cannabis in Tunisia
Sapeviche... in Tunisia, la situazione legale della cannabis, compreso il cannabidiolo (CBD), continua a essere soggetta a regolamentazione severa. E' Illegale. Al 2024, l'uso ricreativo della cannabis rimane illegale, mentre l'uso medico è permesso solo in circostanze molto limitate.
Il CBD è legale solo se deriva da varietà di canapa approvate con un contenuto di THC inferiore allo 0.2%. Le forme permesse includono oli e topici, con restrizioni specifiche per edibili e altre preparazioni.
Il quadro legale corrente in Tunisia per il CBD mostra una apertura cautelativa verso l'uso medico, mentre persiste la proibizione per usi ricreativi. La situazione potrebbe evolvere con il crescente riconoscimento globale dei benefici del CBD.
Ai sensi della legge sugli stupefacenti, è illegale vendere o fornire cannabis. Se scoperti, i trasgressori sono condannati a pene detentive che vanno dai sei ai dieci anni . Per chi viene sorpreso a importare o esportare droga, la pena è ancora più severa: un minimo di dieci anni di reclusione, che può arrivare fino all'ergastolo. Per questi reati è prevista anche una multa: da 20.000 a 100.000 dinari tunisini.
Nonostante queste severe condanne, il traffico di droga è ancora diffuso nel Paese, in gran parte a causa dell'importazione di hashish dal Marocco, attraverso l'Algeria .


I gatti in Tunisia
Sapeviche... in Tunisia i gatti sono i veri protagonisti delle città. Se si passeggia per le vie, per i vicoli delle Medine è impossibile non notare la massiccia presenza felina. Si tratta spesso di gatti di strada che gironzolano per le strade e vicino i mercati in cerca di cibo. Sono parte integrante del paesaggio urbano e della vita quotidiana e, anche se randagi, sono accuditi dalla comunità e ogni vicinato si prende cura "del suo gruppo" di gatti. Questa forte presenza è in parte legata al posto speciale che occupa il gatto nella società musulmana. L'amore per i gatti risale alla figura del Profeta Muhammad e in alcuni hadith, si racconta che il Profeta fosse particolarmente legato ad una gatta di nome Muezza e che la trattasse con profondo rispetto e venerazione. Dal momento che i gatti sono considerati animali puri, è frequente vederli circolare liberamente nelle moschee.

La poligamia in Tunisia
Sapeviche... la poligamia in Tunisia è ufficialmente vietata e sanzionata dal 1956, rendendo il paese un esempio pionieristico nel mondo arabo per i diritti delle donne. Il Codice dello Statuto Personale (CSP) ha abolito la pratica, considerando nullo il secondo matrimonio e punendo la bigamia. Questa riforma radicale ha promosso la parità di genere, proibendo anche il ripudio e introducendo il divorzio giudiziale.
L'abolizione della poligamia rappresenta, sicuramente, la riforma più audace verso la quale si è spinto il legislatore tunisino. La completa interdizione si è affermata attraverso gli emendamenti del 1964 dell'articolo 18. La Mağalla dichiara nullo e senza effetto, sul piano civile, ogni matrimonio con una seconda sposa, quando sussiste un primo contratto di matrimonio valido. La trasgressione comporta la prigione e/o il pagamento di un'ammenda pecuniaria.

Escort e prostituzione in Tunisia
Sapeviche... il tema delle escort e della prostituzione in Tunisia è complesso e radicato nella storia e nella cultura del Paese. In un contesto sociale caratterizzato da forti contrasti tra tradizione e modernità, il sesso è spesso un argomento tabù, ma la realtà mostra una tolleranza regolamentata nei confronti di certi aspetti, come i bordelli ufficiali.
La prostituzione in Tunisia ha una storia antica, con le sue radici che affondano nell'epoca coloniale francese. Durante quel periodo, i bordelli erano istituzioni legali e regolamentate. Ancora oggi, alcune aree urbane, come il Vicolo Abdallah Guech nella Medina di Tunisi, ospitano bordelli ufficiali, autorizzati dallo Stato e soggetti a controlli sanitari regolari.
La prostituzione fuori dai bordelli autorizzati è considerata illegale. La legge tunisina punisce l'adescamento e altre forme di prostituzione pubblica, perché atti contrari alla moralità e alla decenza.


Pena di morte per terrorismo
Sapeviche... la pena di morte è legalmente prevista in Tunisia, ma di fatto è in applicazione una moratoria dal 1991, con la riattivazione legislativa per i reati terroristici nel 2015, sebbene le condanne siano spesso commutate in ergastolo, anche se recentemente ci sono state sentenze per omicidi efferati. Il paese ha votato più volte a favore di moratorie ONU e accetta raccomandazioni per l'abolizione, ma il dibattito interno è vivo.
Il 23 luglio 2015, il Parlamento della Tunisia ha approvato una controversa legge antiterrorismo che prevede la pena di morte, nonostante una moratoria di fatto sulle esecuzioni che nel Paese dura da un quarto di secolo.
La legge è stata approvata in pochi giorni per rafforzare i poteri dello Stato contro la minaccia jihadista, in seguito agli attacchi mortali nel Paese rivendicati dall'ISIS avvenuti nei mesi di marzo e di giugno, che hanno provocato la morte di decine di turisti stranieri.
Il 26 gennaio 2014, la Tunisia ha adottato una nuova Costituzione che consente l'uso della pena di morte. L'articolo 21 stabilisce: "Il diritto alla vita è sacro". Ma la stessa Costituzione consente eccezioni rispetto al diritto alla vita nella seconda parte dell'art. 21, che afferma: "Nessuno può violarlo, ad eccezione di casi estremi stabiliti dalla legge", un'eccezione che significa che nel Paese la pena di morte può ancora essere usata.

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