
La Moschea
Indice dei contenuti:
◀La Moschea - Casa dell'Islam
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La Moschea
Casa dell'Islam
Masgid (moschea) viene dalla radice araba Sa-gia-da, che vuole dire prostrarsi, quindi in senso etimologico la moschea è il luogo della prostrazione.
La
storia narra che appena il Profeta Muḥammad (s.A.'a.s.) arrivò
a Medina,
perché cacciato dai suoi concittadini Meccani che lo volevano
uccidere, fece iniziare la costruzione della moschea che divenne poi
il centro dell'attività sociale, politica e religiosa.
Questa
prima moschea era di mattoni d'argilla con un tetto in foglie di
palma della quale ovviamente non abbiamo più alcun resto.
Il modello della prima moschea nasce quindi in Arabia: un edificio semplice, privo di oggetti di culto, con una sala di preghiera e una corte aperta. All'interno si trova il minbar, il pulpito per le predicazioni e il mihrab, la nicchia per prostrarsi verso La Mecca.
Per insegnare e interpretare il Corano, oltre che per lo studio delle scienze, vengono fondate accanto alle moschee numerose madrasa, scuole, conventi e università.




Nel dettaglio
La moschea è lo spazio della preghiera per i musulmani; arena di riflessione, protesta o di esercizio della giustizia. Ma in Europa ha finito per rappresentare un luogo che produce grandi conflitti
La moschea è il luogo in cui si svolgono le pratiche religiose dell'Islam. La parola tedesca moschee, come quella inglese mosque, è un prestito dal francese mosquée che rimanda, attraverso l'italiano moschea e lo spagnolo mezquita all'arabo masĝid. Questa parola, che compare quasi trenta volte nel Corano e, precisamente, nelle sure medinesi, significa in quel contesto semplicemente «luogo consacrato al culto» e si riferisce perciò a svariati luoghi santi. Se la parola non deriva, come anche l'etiopico mesĝad (chiesa, tempio), dall'aramaico, si fa derivare tuttavia dall'arabo sağada, cioè "prostrarsi" e indica il "luogo del prostrarsi", dunque, il "luogo della preghiera".
In quanto luogo di preghiera la moschea non ha elementi indispensabili. È possibile pregare anche all'aperto, o dentro una casa qualsiasi, purché il terreno sia delimitato da qualche oggetto e sia puro. Del resto alla Mecca, prima dell'emigrazione di Maometto, i musulmani non possedevano alcun singolo spazio di preghiera tanto che il primo modello di moschea fu quello della casa che il Profeta stesso fece erigere a Medina: una corte quadrata, circondata da muri di argilla, all'interno una sala (più tardi divennero due) con tettoie fatte di fronde di palma. Dopo la morte di Muhammad nel luogo di preghiera usato da lui fu posto un segno indicante la direzione della Mecca (qibla) e un semplice pulpito.
Le moschee hanno caratteri architettonici comuni e possiedono un determinato arredamento.


La cupola della moschea converge in un unico punto e ciò rappresenta l'anelito del fedele verso l'entità divina. La scarsa presenza di legname nelle zone semi desertiche sulle quali vennero costruiti i primi edifici, impedì la realizzazione di intelaiature interne lignee e conferì agli architetti islamici un primato tecnologico sull'architettura occidentale.
Il mihrab è una sorta di abside inserita nel muro orientato verso la qibla; generalmente è di piccole dimensioni ed è sormontato da una semicupola. Qui l'imam (colui che guida) conduce la preghiera del venerdì. Alla destra della "nicchia direzionale", molto rialzato dal pavimento, c'è l'al-minbar costituito da una scala che porta ad un podio con sedile, da cui il predicatore della preghiera del venerdì parla ai fedeli.
Nel Corano non è scritto nulla circa il problema della separazione degli spazi tra uomini e donne all'interno delle moschee. Eppure, per tradizione, vi è una galleria apposita per le donne dove, separate dagli uomini, esse possono pregare e seguire le liturgie. È, comunque, poco comune che le donne si rechino alla moschea, poiché è usanza che preghino in casa.
L'ultima caratteristica architettonica fondamentale per una moschea è rappresentata dal minareto. Il termine minareto proviene dal francese minaret che, a sua volta, attraverso il turco minare(t), deriva dall'arabo manara (faro). Per indicare «il luogo dove c'è il fuoco», la luce, fu chiaramente preso a modello il faro. Il minareto è la torre (quadrata, rotonda o poligonale) della moschea, dalla quale il muezzin (mu'addin) richiama alla preghiera; ciò avviene da una galleria riccamente ornata e molto importante per la forma e la proporzione del minareto. Esso, solitamente, sovrasta la moschea, ma può anche apparire isolato per richiamare i fedeli alla preghiera.
L'Islam richiede che i fedeli, che entrano nella moschea, si vestano con umiltà. Gli uomini devono indossare vestiti puliti e larghi che non rivelino la forma del corpo. Allo stesso modo, alle donne è raccomandato di indossare abiti larghi lunghi fino ai polsi e alle caviglie e di coprirsi il capo con l'hijab o qualcosa di simile. Molti musulmani, indipendentemente dalla loro provenienza, indossano abiti tipici del Medio Oriente per le occasioni speciali di preghiera.
L'interno delle moschee è vuoto, privo di addobbi per favorire la preghiera e la concentrazione. Il pavimento è ricoperto da tappeti; le pareti sono ornate da lumi e, in alcune moschee, ci sono dei seggi destinati ai professori. All'interno dell'edificio di culto è proibito qualsiasi tipo di raffigurazione, per cui i luoghi islamici sono decorati e abbelliti da scritte che riportano versi del Corano e da motivi ornamentali come intarsi, inserti, mosaici e dipinti di forme geometriche, foglie e arabeschi.
I personaggi principali della moschea sono: l'imam, che guida alla preghiera, il muezzin, che invita alla preghiera, il khatib, il predicatore e il khati, che legge il sermone del venerdì. L'imam della comunità non è in nessun modo consacrato da un'autorità superiore e la sua funzione potrebbe essere svolta da qualsiasi altro fedele. Tuttavia, la comunità delega sistematicamente la gestione delle celebrazioni a uno specifico individuo il quale, essendo dotato di particolare prestigio per essere un esperto di questioni religiose, o per aver compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, o per altri motivi, tende ad acquisire anche un'autorità a livello sociale. In questo modo, anche nell'Islam si delinea un ceto di funzionari religiosi.
Ogni moschea ha uno o più muezzin. Egli, oltre ad essere colui che chiama alla preghiera, è anche l'orante e lo stesso Profeta preferì un simile richiamo a strumenti come trombe o campane. La tradizione narra che una notte un compagno di Maometto vide in sogno due persone vestite di verde (colore simbolo dell'Islam) che gli insegnarono cosa recitare per la chiamata alla preghiera. Il giorno seguente egli si recò dal Profeta e gli riferì il sogno. Muhammad gli disse che era stato un sogno autentico e gli ordinò di chiamare Bilal Habathi, che aveva una voce melodiosa, per insegnargli a ripetere le frasi che aveva sentito in sogno. Bilal salì in cima alla ka'ba e iniziò a salmodiare quello che oggi è il canto del muezzin.
Oggi l'annuncio del muezzin avviene molto spesso attraverso un nastro magnetico e altoparlante, e le numerose moschee sono spesso in concorrenza tra loro. Fa riflettere in questo senso l'indicazione per la preghiera presente nel Corano stesso: «Invocate Allah o invocate il Compassionevole, qualunque sia il nome con il quale Lo invochiate. Egli possiede i nomi più belli. Durante l'orazione non recitare ad alta voce e neppure in sordina, cerca piuttosto una via mediana» (Corano, XVII, 119). «La via mediana» indica di recitare ad alta voce le orazioni del tramonto, della notte e del primo mattino, in sordina quelle del mezzogiorno e del pomeriggio.
La moschea ha un carattere multifunzionale. Essa, in linea di principio, è un luogo e non un edificio, serve contemporaneamente come luogo per la funzione religiosa, per assemblee politiche, dibattiti, come tribunale, luogo della preghiera personale, luogo per le lezioni teologiche e lo studio. Dopo la morte del Profeta, la moschea che Egli fece costruire divenne la sede della sua sepoltura, il luogo di passaggio di poteri del califfo, la sede del governo e il punto d'incontro sociale, finché queste funzioni non furono svolte in spazi specifici. Sul modello della moschea del Profeta in tutte le grandi e piccole città ne furono costruite altre, che svolgevano funzioni sia religiose sia amministrative. Nel mondo islamico le moschee sono sempre state e sono, tuttora, centri di impegno politico.
Tratto da: https://www.succedeoggi.it/2015/03/casa-dellislam/

L'arte islamica in tre tipi di moschea
di Emanuela Pulvirenti
Per capire l'arte islamica è necessario conoscere gli aspetti fondamentali dell'Islam, una religione monoteista che ha in comune lo stesso dio con l'Ebraismo e il Cristianesimo. Ma per i Musulmani il messaggio di Dio (Allah) è stato rivelato a Maometto, l'ultimo dei profeti.
Maometto, nato nella città della Mecca, in Arabia, nel 570 d.C., all'età di quarant'anni riceve da Allah la prima rivelazione. Per altri ventitré anni continua a raccogliere le parole di Allah trascrivendole nel libro del Corano.
Ma quando comincia a divulgare le verità che ha appreso viene immediatamente perseguitato. È l'anno 622 e Maometto fugge verso la città di Medina. Questo evento, chiamato Ègira, segna l'inizio della religione islamica e l'anno zero del calendario musulmano.
Da quel momento l'Islam conosce un'espansione inarrestabile arrivando in pochi secoli a diffondersi in Spagna, Sicilia, Nord Africa, Arabia, Vicino Oriente e India, fino ai confini dell'Impero Cinese. Solo Carlo Martello, il capo dell'esercito dei Franchi, riuscirà a fermare l'avanzata islamica in Europa, sconfiggendo i Musulmani nella Battaglia di Poitiers del 732.
Tra la fine dell'XI secolo e per tutto il XIII secolo i Cristiani d'Europa organizzano otto imponenti spedizioni militari (le Crociate) per conquistare la Terrasanta, governata sin dal VII secolo dai Musulmani, e per fermare la minaccia di una loro espansione nei territori bizantini. Ma i Musulmani resistettero e anzi furono loro nel 1453 a conquistare Costantinopoli e a porre fine all'Impero Romano d'Oriente.
L'arte islamica è soprattutto un'arte religiosa. Le sue caratteristiche sono profondamente legate al divieto assoluto di raffigurare Allah e Maometto, e alla proibizione di rappresentare figure umane all'interno degli spazi sacri della moschea, il luogo di preghiera dei Musulmani (ma possono essere disegnate nelle miniature e nei luoghi profani).
Questa imposizione serviva da un lato ad evitare l'idolatrìa, cioè l'adorazione di oggetti o immagini al posto della divinità, e dall'altro a dare il massimo valore solo alla Parola del Corano. Per questo motivo, invece di sviluppare una cultura figurativa come quella cristiana, l'Islam ha sviluppato un'arte aniconica basata soprattutto sulla decorazione.
Pareti, pavimenti, facciate e soffitti sono completamente rivestiti da disegni astratti di tipo geometrico, di ispirazione vegetale (gli arabeschi) o basati sulla calligrafia. Questi suggeriscono l'idea di infinito e di bellezza, due concetti molto cari all'Islam perché considerati due attributi di Allah. Per contrasto con i colori uniformi e neutri dei deserti in cui è nato l'Islam, le decorazioni sono quasi sempre incredibilmente colorate e rigogliose.
L'arte islamica, anche se inizialmente subisce l'influenza dell'arte romana, paleocristiana e bizantina, manifesta rapidamente tutta la sua originalità. Le sue caratteristiche principali, e in particolare la prevalenza della decorazione in ceramica, sono molto simili anche in aree geografiche distanti tra loro e resteranno immutate fino ai nostri giorni.
Naturalmente la più alta manifestazione dell'arte islamica è la moschea, parola che deriva dall'arabo masjid che significa "luogo dove ci si prostra". Dunque è la preghieral'attività fondamentale che si pratica nella moschea. I fedeli si inginocchiano sul pavimento e pregano in direzione della Mecca, la città in cui nacque Maometto.
Il mihrab(1), un'apposita nicchia riccamente decorata, posta lungo la parete di fondo, chiamata qibla(2), ne segnala l'orientamento esatto.
L'interno della moschea ha sempre il pavimento rivestito datappetiperché i fedeli devono entrare scalzi e inchinarsi direttamente a terra. Oltre alla sala per la preghiera la moschea ha sempre un cortile con le fontane per le abluzioni, cioè il lavaggio di alcune parti del corpo per purificarsi prima della preghiera.
Completa il complesso della moschea il minareto, un'alta torre dalla quale il muezzin, cioè la persona addetta alla chiamata dei fedeli, modula un particolare canto per indicare l'orario delle cinque preghiere quotidiane.
Esistono tre tipi di moschea. Il più antico, la moschea a sala ipostiladi tipo arabo, presenta la sala della preghiera suddivisa da centinaia di colonne disposte in file trasversali (al contrario delle basiliche cristiane divise in tre o cinque navate longitudinali).
Su un lato è presente un grande cortile quadrato circondato da portici con archi. Un esempio di questo tipo di moschea è quella di Ibn Tulunal Cairo, in Egitto, costruita tra l'876 e l'879.
Il secondo tipo è la moschea con le nicchie di tipo persiano; nata in Iran tra l'XI e il XII secolo è organizzata attrono ad un cortile quadrato su cui si affacciano 4 iwan(3), immense nicche con decorazione della parte superiore a muqarnas(piccole concavità a stalattite disposte lungo la superficie concava).
L'iwan orientato verso la Mecca è più grande degli altri e dà accesso ad uno spazio coperto da una grande cupola. L'esempio più bello è la Moschea dello Shahad Isfahan, in Iran, del XVII secolo.
Il terzo tipo è la moschea con cupola di tipo ottomano. Sorta in Turchia nel XIII secolo, si basa su un'unica grande cupola centrale posta sullo spazio della preghiera, circondata da tante cupole e semicupole minori che hanno lo scopo di sostenere quella più grande. Il cortile esterno è circondato da sottili minareti posti lungo il perimetro.
Un esempio di questo tipo di moschea si trova ad Istanbul, in Turchia. Si tratta della Moschea del Solimano, costruita tra il 1550 e il 1557 (gli stessi anni in cui a Roma Michelangelo lavorava alla cupola di San Pietro).
Nonostante sia il modello più tardo, questa struttura si rifà alla chiesa bizantina di Santa Sofia, costruita a Costantinopoli tra IV e VI secolo e trasformata in moschea con la conquista ottomana della città.
Le moschee, a qualsiasi modello appartengano, sono dunque luoghi dove la spiritualità prende forma. Una spiritualità diversa da quella cristiana, che richiede dunque una forma diversa.
Qui luce, silenzio, pietra e colore si fondono per creare spazi mistici e suggestivi. Tutto concorre ad esprimere un'idea di bellezza puramente astratta. Nulla deve apparire terreno e misurabile. Geometria e decorazione devono esprimere l'incommensurabile e l'inconoscibile.
Una delle sfide più estreme per l'arte di ogni tempo.
Tratto da: https://www.didatticarte.it/Blog/?p=7872
(1)Il mihrab (in arabo: محراب) è una nicchia architettonica situata nel muro della qibla all'interno di una moschea, che indica la direzione della Mecca (Qibla) verso cui i musulmani si orientano durante la preghiera. Di solito riccamente decorato, funge da punto focale per l'imam e l'intera congregazione, rappresentando il legame spirituale con il santuario della Kaʿba. Wikipedia +4Ecco i dettagli principali sul mihrab:
-Funzione: Indica la direzione della preghiera (qibla). Non è un altare e non contiene oggetti di culto.
-Posizione: È posizionato al centro della parete della qibla, solitamente sul lato opposto all'ingresso principale.
-Architettura: Spesso a forma di arco a ferro di cavallo, semicircolare o ottagonale, può essere ornato con decorazioni epigrafiche, mosaici, marmi o motivi vegetali.
-Origini: Si pensa che il concetto derivi dall'abside delle chiese bizantine o da un arco nel cortile della casa del Profeta Maometto a Medina.
-Elementi correlati: A destra del mihrab si trova solitamente il minbar, il podio elevato da cui l'imam tiene il sermone.
-Esempi famosi: Il celebre mihrab della Mezquita-Cattedrale di Cordova, noto per i suoi mosaici d'oro e l'arco a ferro di cavallo.
-Significato spirituale: In alcune interpretazioni, la nicchia a forma di conchiglia simboleggia l'"orecchio" del cuore che riceve la Parola Divina.
(2)La qibla (in arabo: قبلة) è la direzione fissa verso la Kaaba, il santuario cubico situato nella moschea Masjid al-Haram alla Mecca, in Arabia Saudita, che i fedeli musulmani devono rispettare durante la preghiera quotidiana (Ṣalāt), ovunque si trovino. Nelle moschee è indicata dal mihrab, una nicchia sulla parete. Wikipedia +4Ecco i dettagli principali:
-Significato: Indica la direzione dell'orizzonte verso la Mecca.
-Contesto storico: Inizialmente, la qibla era orientata verso Gerusalemme, prima di essere cambiata verso La Mecca nel 624.
-Importanza: Rappresenta l'unità della comunità islamica (Umma) nel rivolgersi a un unico punto focale.
-Orientamento in Italia: Dall'Italia, la qibla corrisponde generalmente alla direzione Sud-Sud-Est. Treccani +6
Esistono strumenti, applicazioni e pareti specifiche nelle moschee (parete Qibla) per identificare con precisione questa direzione.
(3)L'iwan (o īwān) è un elemento architettonico islamico e persiano, consistente in una sala o spazio rettangolare, solitamente voltato, chiuso su tre lati e completamente aperto su un lato verso un cortile. Caratterizzato da un alto arco e decorazioni, era centrale in moschee e palazzi.
-Origine: Nasce nella tradizione persiana pre-islamica, sviluppandosi pienamente in Mesopotamia intorno al III secolo d.C. durante l'era parthica.
-Struttura: Spesso coperto da una volta a botte, l'iwan è definito da un portale d'ingresso sporgente chiamato pishtaq.
-Funzione: Utilizzato come sala di ricevimento, atrio o spazio di transizione in moschee, madrasa (scuole) e mausolei.
-Diffusione: Elemento chiave dell'architettura islamica, si trova comunemente nell'Iran, in Asia Centrale e nel Vicino Oriente.
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