Emigrati italiani in Tunisia

Cultura e letteratura

I primi italiani a emigrare in Tunisia, principalmente tra il XIX e l'inizio del XX secolo, furono in larga maggioranza siciliani (circa il 73%), in particolare da Trapani e Palermo, seguiti da toscani e liguri. Spinti dalla fame e dalla povertà, cercavano lavoro come braccianti, pescatori, muratori e commercianti creando una comunità stabile di oltre 100.000 persone negli anni '30. 

La storia della migrazione italiana in Tunisia ha vissuto diverse fasi e la nostra collettività, oltre a essere stata numericamente superiore a quella francese, era multiforme ed eterogena. I primi ad arrivare furono ricchi mercanti ebrei toscani a inizio 800, seguiti da fuoriusciti politici, liberali, carbonari e mazziniani, tra cui molti livornesi (Garibaldi vi approdò per la prima volta nel 1836 con il falso nome di Giuseppe Pane). Poi arrivarono i contadini siciliani, vittime della crisi agraria, che approfittarono del trattato della Goletta stipulato nel 1868 tra Vittorio Emanuele II e il bey(1) Mohammed es-Sadok; e infine gli anarchici e i lavoratori stagionali di più regioni.

Una parte di questa lunga storia di migrazione è raccontata nei libri di Marinette Pendola, scrittrice nata a Tunisi in una famiglia di origine siciliana stanziata in Tunisia dal 1900, trasferitasi in Italia nel 1962, all'età di 13 anni, insieme a tante altre famiglie costrette a lasciare la terra nordafricana all'indomani dell'indipendenza del 1956 dal protettorato francese durato 75 anni, a causa di leggi che le tagliarono fuori dal mercato del lavoro per "ritunisificare" il paese. 

.Marinette Pendola, che da allora vive a Bologna, è cresciuta nella campagna di Zaghouan in una "Tunisia-mosaico di culture" e ha cominciato a scrivere per presentarsi e dichiarare al mondo il suo essere "un'italiana di Tunisia", per dare voce ai laboriosi contadini siciliani migrati a sud del Mediterraneo e per evitare l'idealizzazione di una terra amata ma costretta ad abbandonare.

I suoi libri – i primi due autobiografici, La riva lontana (Sellerio, 2000) e La traversata del deserto (Arkadia, 2014), e l'ultimo, il romanzo L'erba di vento (Arkadia, 2016) -, sono anche documento e memoria di una pagina di storia del Mediterraneo e sono gli unici nel panorama letterario europeo e maghrebino a essere scritti in italiano, anziché nel francese imposto dal Protettorato e usato da tutti gli altri scrittori, poeti e saggisti "italiani di Tunisia", da Cesare Luccio a Mario Scalesi, da Antonio Corpora a Gastone Costa, da Claudio Medina ad Albert Memmi, fino ad Adriano Salmieri.


(1)-Il termine bey, adattato in bei (dal turco antico beğ, ossia "signore", che originò l'arabo بك / bek; e l'ottomano بگ / beg), indica un titolo turco-ottomano, anticamente attribuito ai leader di piccoli-medi gruppi di tribù.
Più tardi questo titolo venne adottato dall'Impero ottomano per indicare una tipologia di nobiltà, molto simile al sir inglese; le regioni o le province governate dai bey si chiamavano beilicati e approssimativamente corrispondevano agli emirati nel caso di province o ai governatorati nel caso di regioni.
Con questo titolo si indicò, tra il XVI secolo fino a tutto il XX secolo, il signore di Tunisi, nominalmente vassallo della Sublime porta ottomana di Istanbul, ma di fatto ampiamente autonomo. Il significato del termine con il tempo passò a indicare anche il responsabile fiscale o militare di una circoscrizione amministrativa di tale impero, per diventare infine un semplice appellativo di rispetto.
Nei resoconti storici molti capi turchi, altri comandanti turchi e persiani sono chiamati Bey, Beg, Begg, Bek, Bay, Baig, Beigh o Beik. Hanno tutti il significato di "gentiluomo".
Con la deposizione il 26 luglio 1957, da parte dei patrioti tunisini guidati da Habib Bourguiba, dell'ultimo Bey di Tunisi, Muhammad VIII al-Amin, 19° esponente della dinastia husaynide, finì il lungo periodo beilicale, nel corso del quale la reggenza di Tunisi divenne un importante centro di attività corsara in tutto il Mediterraneo centrale e occidentale, anche se propriamente nel frattempo il Bey aveva assunto il titolo di re di Tunisia.
Il primo Bey di Tunisi ricevette l'investitura di signore della città e dei territori ad essa pertinenti dal Dey di Algeri ʿUthmān, ma nel XVIII secolo il Bey era del tutto autonomo rispetto alla confinante reggenza di Algeri. Il titolo di Bey fu concesso anche ai governatori della Maina, che erano cristiani ed eletti dalle famiglie locali.

Marinette Pendola

È nata a Tunisi da genitori di lontana origine siciliana. Vive a Bologna. Studiosa della storia, degli usi e costumi della comunità italiana in Tunisia, membro del gruppo di ricerca "Progetto della memoria" promosso dall'Ambasciata Italiana a Tunisi, ha curato il saggio L'alimentazione degli italiani di Tunisia (Tunisi, Finzi, 2005). È autrice del volume Gli italiani di Tunisia. Storia di una comunità (XIX-XX secolo), edito per "I quaderni del Museo dell'emigrazione" di Gualdo Tadino (2007). È vicedirettrice della rivista "Jourdeló", pubblicazione a cura dell'Associazione Culturale 8cento, in cui sono apparsi diversi suoi articoli di carattere storico. È autrice di racconti pubblicati in Italia e all'estero, di cui due, Fino al bivio e Una signora perbene, vincitori di concorsi letterari. Ha scritto i romanzi La riva lontana (Sellerio, 2000, proposto in una nuova edizione) e sempre per Arkadia Editore La traversata del deserto (2014), L'erba di vento (2016), Lunga è la notte (2020).

Breve storia dell'emigrazione italiana in Tunisia

La presenza di una numerosa comunità di italiani in Tunisia ha origini molto antiche ma è solo a partire dalla prima metà del XIX secolo che il suo peso economico e sociale diviene determinante in molti settori della vita sociale del paese, tanto che la lingua italiana diviene la lingua franca nel settore del commercio e in quello della politica e della diplomazia. I primi italiani a giungere in Tunisia agli inizi del XIX secolo furono, soprattutto, commercianti e professionisti in cerca di nuove opportunità, provenienti, in genere, dalla Liguria, dalla Toscana (soprattutto da Livorno) e dalle altre regioni del nord Italia.

A questi primi stanziamenti seguì una fase migratoria vera e propria caratterizzata dall'arrivo, sulle sponde meridionali del Mediterraneo, di un gran numero di esuli mazziniani e di carbonari costretti all'espatrio per sfuggire alle repressioni politiche messe in atto dagli Stati preunitari della penisola italiana.

Sul finire del secolo, in seguito alle difficoltà economiche e alla crisi sociale venutasi a creare nelle regioni meridionali del nuovo Stato, determinate dalle politiche economiche e fiscali attuate dai governi liberali, si riversarono a Tunisi e nelle altre città costiere della Tunisia, decine di migliaia di persone, soprattutto siciliani e sardi, che emigrarono in gran numero tanto che il consolato italiano contò, nei primissimi anni del '900, più di 80.000 connazionali residenti. Come è facile intuire, una presenza così massiccia e radicata nel tempo ha portato un contributo fondamentale allo sviluppo economico e sociale della Tunisia.

La presenza degli italiani fu determinante, infatti, nel processo di modernizzazione culturale del paese con la creazione di diverse scuole e istituti di cultura, con la fondazione di giornali e riviste in lingua italiana e con la costruzione di ospedali. Nel settore del commercio e delle professioni l'Italia si fece sentire attraverso la nascita di diverse associazioni artigianali, di istituti finanziari e di organizzazioni di categoria che sostanziavano la propria attività nel settore della formazione professionale degli operatori economici di origine italiana.

Nel medesimo lasso di tempo l'Italia liberale sempre più manifestava mire espansionistiche e coloniali nei confronti di quelle aree del continente africano non ancora sottomesse alla politica coloniale delle potenze europee. La Tunisia, in questo senso, rappresentava, per la giovane Nazione in cerca di affermazione internazionale, un obiettivo piuttosto prelibato che, tuttavia, attirava anche altri interessi. La Francia, infatti, già a partire dagli anni '80, aveva mostrato una particolare attenzione nei confronti di Tunisi. Risale al maggio del 1881 la stipula del primo trattato tra lo stato francese e il Bey di Tunisi (ovvero, il rappresentante dell'Impero Ottomano in Tunisia) a cui seguì nel giugno del 1883 la convenzione della Marsa che, in pratica, sancivano la nascita di un protettorato francese sul paese nordafricano.

Se da una parte questo passo politico portò al peggioramento dei rapporti diplomatici tra Roma e Parigi (ricordiamo che l'Italia, con il trattato di La Goulette del 1868, aveva stabilito rapporti privilegiati con la Tunisia) con l'attuazione di forti ritorsioni doganali da parte del Governo Crispi, dall'altra, non va dimenticato, che la necessità di creare una moderna rete di infrastrutture nei territori di nuova "acquisizione" richiamò in Tunisia un numero sempre crescente di immigrati italiani.

L'aumento dei nostri connazionali e il loro attivismo sociale creò notevole preoccupazione nelle autorità francesi che sospettavano ingerenze negli affari coloniali da parte dell'Italia accusata di fomentare azioni antifrancesi attraverso finanziamenti e altro genere di aiuti. Le autorità coloniali risposero creando sempre maggiori difficoltà allo svolgimento delle attività commerciali e professionali della comunità italiana. Si giunse addirittura a costringere i figli dei residenti "stranieri" di origine europea (ma in pratica questa costrizione era rivolta quasi esclusivamente agli italiani) a diventare cittadini francesi per mezzo di naturalizzazioni forzate. Con l'ascesa al potere di Mussolini, i contrasti tra Roma e Parigi si acuirono anche perché gli italiani di Tunisia si mostrarono molto sensibili ai richiami della propaganda del Regime tanto che aderirono in maniera compatta alle idee del fascismo.

Nell'immediato secondo dopoguerra la Francia, memore dei contrasti con il regime fascista e della guerra combattuta su fronti opposti, mise in essere una politica molto repressiva nei confronti della comunità italiana: si arrivò a compiere azioni di esproprio di terreni, alla requisizione di beni immobili, alla chiusura di attività commerciali e culturali (furono chiuse, ad esempio, scuole e giornali di lingua italiana), ad operare arresti ed espulsioni di personalità di spicco.

Con la fine del periodo coloniale e la proclamazione della Repubblica (avvenuta il 25 luglio 1957), i rapporti tra l'Italia e il nuovo stato tornarono a normalizzarsi grazie alla stipula di numerosi accordi commerciali tra i due paesi. Tuttavia, questa nuova stagione di rapporti non conflittuali non impedì alla Tunisia di dare avvio (nel corso dei primi anni '60) ad una politica di nazionalizzazione delle terre agricole attuata per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro di manodopera locale. Questa politica colpì duramente gli interessi italiani nella regione tanto che costrinse migliaia di nostri connazionali che avevano perso tutte le proprie risorse economiche a lasciare il paese e tornare in Italia.


Di Marinette Pendola, "Gli italiani di Tunisia", I Quaderni del Museo dell'Emigrazione, n. 8, Editoriale Umbra. Città di Castello, 2007, Roma 2002. 

https://www.terzaclasse.it/luoghi/italianiintunisia.htm

Fino alla metà del XIX secolo, la comunità italiana in Tunisia è costituita da ricchi mercanti ebrei toscani e italiani catturati durante le operazioni di corsari tunisini attraverso il Mar Mediterraneo. Possiamo dividere in varie fasi della storia la presenza italiana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo.

La colonizzazione italiana rappresenta un grave pericolo per il futuro della Tunisia […]. È dunque dovere del governo francese incoraggiare l'insediamento in Tunisia di un gran numero di nostri connazionali che, con la loro presenza e influenza, impediranno l'italianizzazione della nostra splendida colonia. Sarebbe infatti un peccato vedere la...

Una riva non troppo lontana l'emigrazione dei siciliani in Tunisia nel racconto cinematografico e letterario. La riva lontana di Marinette Pendola - "I primi ad arrivare furono i genitori di mia nonna materna sul finire del 1896, in provenienza da Villalba (Caltanissetta). Mia nonna materna nacque a Tunisi sei mesi dopo il loro arrivo".

La presenza italiana in Tunisia tra l'800 e la prima metà del 900. Il presente contributo si propone di ripercorrere la storia dell'emigrazione italiana in Tunisia tra il diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo per preservare quello che lega la memoria italiana a quella tunisina e quindi quello che unisce le due rive del Mediterraneo.

Scrivere storie, avviarsi verso sottopassaggi mai percorsi prima e penetrare in cripte, buche e nascondigli, attraversare un mondo sommerso sconosciuto ai più e portarlo alla luce affinché i sentieri poco battuti diventino parte della Storia: questo mi è toccato in sorte dalla vita.