Aspetti negativi della Tunisia

"Il degrado ambientale non deve più essere una preoccupazione solo per una minoranza della popolazione tunisina, poiché riguarda tutti noi. Creerà gravi rischi per la salute e l'igiene delle generazioni future, allontanerà i turisti e ridurrà i raccolti della pesca e dell'agricoltura. Ci colpirà in ogni modo e in ogni settore di attività (turismo, pesca, agricoltura, ecc.).

Non basta semplicemente sostenere le idee per migliorare l'ambiente del Paese; è necessario passare al più presto ad azioni concrete . La mentalità dell'" io, me stesso " da un lato e del " loro " dall'altro può essere trasformata in " Agiamo insieme per il nostro bene " e " Rispettiamo il nostro ambiente ".

Un'azione congiunta sarebbe la base per la protezione delle specie animali e vegetali e per il miglioramento della gestione ambientale. La popolazione tunisina deve prendere in considerazione possibili soluzioni, senza attendere che il governo attui dei provvedimenti, e questo dovrebbe diventare parte integrante della vita quotidiana. Ciò include la semplice raccolta differenziata dei rifiuti a casa, la produzione di compost a basso costo nei propri orti, il riciclo quotidiano e un consumo più consapevole, come evitare i sacchetti di plastica che vengono utilizzati in media per soli 20 minuti per trasportare gli acquisti. Tutto ciò è chiaramente realizzabile e non comporta costi aggiuntivi; richiede solo motivazione."


Una normalità preoccupante

La popolazione nuota nei rifiuti, i bambini giocano con oggetti abbandonati (borse, bottiglie …) e questo sembra normale!!! D'altro canto, ciò che preoccupa la popolazione é quando la spaggia sembra «sporca», cioè quando la Posidonia (pianta marina naturale) si accumula, anche se questa pianta é un residuo naturale del mare. La Posidonia somiglia ad un'alga verde e possiamo trovarla su tutte le coste del Mar Mediterraneo. É un elemento naturale ed é essenziale all'ecosistema marino. Preferiamo nuotare con i rifiuti di plastica o con le piante inviate naturalmente del mare?

Non aspettiamo il Governo, dobbiamo agire adesso!

Il degrado ambientale deve cessare di essere una preoccupazione solo di una minoranza della popolazione, perché ci riguarda tutti. Si creeranno per le future generazioni gravi pericoli sanitari e igienici, il degrado ambientale farà spaventare i visitatori, ridurrà i rendimenti della pesca e dell'agricoltura. Ci interesserà in tutti i settori.

Non è sufficiente essere favorevoli con le idee su come migliorare l'ambiente del paese, dobbiamo agire concretamente e tempestivamente. Il concetto di '"io" da un lato e "gli altri" dall'altro" può trasformarsi in "NOI agiamo insieme per il nostro bene" e "Noi rispettiamo il nostro ambiente". Un'azione comune è la base per la protezione delle specie animali e vegetali e per una migliore gestione dell'ambiente. Il popolo tunisino deve riflettere quotidianamente sulle possibili soluzioni, senza aspettare che il governo metta in atto azioni.

Tratto da:https://www.marineadventures.org/tunisia-una-situazione-ambientale-allarmante/

Le campagne per porre fine alla crudele pratica di sparare agli animali randagi da parte dei comuni in Tunisia stanno incontrando difficoltà a causa di un governo debole e di un'economia in declino.

Prima di addentrarmi negli aspetti negativi e spiacevoli della gestione "serizio clienti" degli hotel, alberghi e ristoranti in Tunisia, vorrei precisare una cosa: il mio obiettivo non è quello di dissuadervi dal visitarla (io ci vivo una parte dell'anno e adoro la Tunisia), ma semplicemente di rendervi consapevoli delle difficoltà e delle...

Come spesso accade nei paesi del nord d'Africa, la gestione dei rifiuti è considerata dalle amministrazioni una questione marginale senza importanza. Chiunque abbia viaggiato in queste località porta con se il ricordo di paesaggi e viste straordinarie rovinate, molto spesso, dalla presenza di rifiuti di qualsiasi genere abbandonati qua e la.

Il mercato dei fertilizzanti per l'agricoltura industriale inquina e prosciuga una valle del Sud della Tunisia. Le comunità di Gafsa denunciano l'impatto devastante sull'ambiente dell'unica attività che offre occupazione nella regione.

Il sistema sanitario in Tunisia. Gli ospedali pubblici, diffusamente presenti sul territorio nazionale, sono piuttosto affollati e sovente poco attrezzati per far fronte ad emergenze importanti, specie nelle aree extraurbane. Sicuramente più vicina agli standard occidentali è l'assistenza sanitaria garantita dalle cliniche private ("policlinici"),...

Migliaia di persone a causa della grave crisi economica nel Paese sopravvivono raccogliendo rifiuti riciclabili per strada. Una forma di sostentamento che seppure rischiosa e mal retribuita si sta trasformando in un vero e proprio mestiere che mette in concorrenza chi già vive ai margini della società.

Nel cuore delle città tunisine, alle prime luci dell'alba, si muove un esercito silenzioso di uomini, donne e anche bambini. Spingono carretti logori, trascinano sacchi colmi e rovistano nei cassonetti quando ancora le strade sono vuote e il traffico non ha iniziato a inghiottire la giornata.

QUI IN TUNISIA SOFFRO QUANDO…

Quando vedo le buste di plastica che svolazzano ovunque: nelle belle campagne, nelle strade della medina, nel souk ormai vuoto, la sera, sui marciapiedi, nei mercati dove per fortuna sono ormai vendute a parte da abusivi nel caso si abbia dimenticato la koffa, la classica sporta in paglia ecologica (anche nei supermercati si è passati a soluzioni più green e non vengono distribuite a piene mani come in passato).

Quando vedo i marciapiedi sommersi dagli ambulanti o soffocati dall'invadenza dei dehors dei caffè, tanto che non si riesce neppure più a camminare.

Quando vedo tanti gatti randagi che si arrangiano come possono. "I tunisini amano i gatti – mi raccontano – ma dalle strade li prendono troppo piccoli, e le mamme gatte rimangono senza piccoli e vagano, vagano, disperate in cerca dei loro cuccioli"....

Tratto da: https://www.rositaferrato.it/2020/10/21/qui-in-tunisia-soffro-quando/
Di: Rosita Ferrato
Posted Ottobre 21, 2020- By La redazioneFiled under Rosita, Vita da Tunisi #Ecologia, #Tunisia 

I rifiuti, purtroppo... ovunque... e i nostri amici a quattro zampe sono i "coinvolti" inconsapevoli delle conseguenze.

In Tunisia la situazione dei randagi e degli animali in difficoltà è critica: la scarsa gestione dei rifiuti urbani attira branchi di animali per strada, e le autorità locali affrontano il problema del randagismo e della rabbia ricorrendo spesso a campagne di abbattimento a fuoco o a catture violente, denunciate regolarmente dalle associazioni animaliste locali e internazionali.  

La Polizia spara agli animali liberi, compresi quelli già sterilizzati dalle associazioni e muniti di un orecchino perché possano essere riconosciuti.

Le cause del degrado e della sporcizia

Accumuli di rifiuti: La mancata o inefficiente raccolta della spazzatura nei quartieri crea discariche a cielo aperto che offrono cibo facile ai randagi. 

Riproduzione incontrollata:

Mancano su scala nazionale efficaci e costanti piani di sterilizzazione di massa e vaccinazione (programmi TNR  - Trap-Neuter-Return)

Abbandono: Crisi economiche e la mancanza di leggi severe di identificazione (microchip o tatuaggi obbligatori) portano a continui abbandoni..

La risposta della società civile

Pressioni per il cambiamento: Attivisti e veterinari chiedono da tempo la fine dei metodi cruenti di contenimento e l'istituzione di centri municipali dedicati esclusivamente alla cura, vaccinazione e sterilizzazione umanitaria. 

Rifugi e volontariato: Diverse associazioni locali (come la Association Tunisian Association for Animal Protection - PAT) e singoli volontari cercano di supplire alle mancanze dello Stato aprendo rifugi di fortuna, curando animali feriti e promuovendo adozioni. 

La strage silenziosa dei cani randagi in Tunisia in vista del Summit della Francofonia

Premessa

Le stragi di animali randagi condotte in nome del turismo o dei grandi eventi internazionali non sono certo accadimenti sconosciuti: catture indiscriminate, veleno o fucilate sono i metodi più comuni utilizzati per aumentare il decoro delle città, sbarazzandosi di quelle popolazioni di randagi che sono così diffuse nei paesi in via di sviluppo e non soltanto. Il contrasto al randagismo è un problema comune all'intero pianeta, declinato in diversi modi e contrastato con differenti metodi, più o meno civili, a seconda del livello di attenzione che l'opinione pubblica dimostra nei confronti degli animali. Maggiore è la sensibilità collettiva verso i randagi e più attenta sarà la politica, almeno nelle democrazie compiute, a mettere in atto sistemi di contenimento dei randagi meno cruenti, anche solo apparentemente.

In concreto

In Tunisia dove certo la sensibilità ai diritti, sia umani che degli animali, è a un livello decisamente basso, non vanno troppo per il sottile. Polizia e cacciatori si alleano per "aumentare il decoro delle città", sparando direttamente nelle vie agli animali liberi, compresi quelli già sterilizzati dalle associazioni e muniti di un orecchino perché possano essere riconosciuti..

L'essere stati sterilizzati nulla toglie al fatto che i cani rappresentino una presenza sgradita e così, braccati e uccisi nelle strade perché in Tunisia non esistono ancora rifugi pubblici e la gestione del randagismo non si fa informando e prevenendo ma si utilizzano soltanto i metodi cruenti, gli stessi, si badi bene, che seppur con sistemi meno da Far West sono ancora messi in atto in diversi paesi europei, come la Romania solo per citarne uno dei più famosi per queste mattanze.

L'evento di Djerba, summit che si è tenuto a Djerba il 19 e 20 novembre 2022, in occasione del 18° Vertice dei Capi di Stato e di governo della Francofonia, che aveva per tema "Connettività nella diversità: il vettore digitale dello sviluppo e della solidarietà nella comunità francofona" è un incontro biennale molto importante, che vede coinvolti i governanti di tutti i paesi che hanno come lingua il francese o si riconoscono nella cultura francofona. Sono ben 54 gli Stati che hanno partecipato  al vertice a cominciare da Francia e Canada, per finire con paesi sparsi in tutti i continenti, in particolare in Africa e con una presenza europea importante con paesi come Belgio, Lussemburgo, Principato di Monaco, Svizzera, tutti molto sensibili ai diritti degli animali. Ma non a sufficienza per far prevalere l'etica sulla ragion di stato e sugli interessi economici che si possono concretizzare in queste occasioni.. In quell'occasine il Governo tunisino aveva dato ordine che tutti i randagi devevano essere fatti sparire.

Sarà per questo che cercando qualche notizia sulla strage di randagi, attuata in queste ore in Tunisia, si trova davvero molto poco sui media. Qualche notizia su giornali francofoni, che danno atto delle proteste e della barbarie dei metodi usati e del lavoro di una piccola associazione locale che, sfidando il regime, ha promosso una petizione per protestare contro l'ennesimo massacro, sperando in questo modo di attirare l'attenzione su quanto sta accadendo, molto sottotraccia, in Tunisia, cercando almeno di far conoscere le brutalità verso i cani randagi.(Associazione Association Animale Un Toit pour Toi).. Comunque è utile parlarne, per contrastare questa cultura dello scarto, dove qualsiasi presenza che ricordi degrado e povertà va fatta sparire. Ma la questione del randagismo, come quella delle persone emarginate e disperate che dormono in strada, non può essere scopata, come se fosse polvere, sotto il tappeto del decoro in nome dell'apparenza. I problemi andrebbero affrontati e risolti, promuovendo cambiamenti culturali che non nascondano le realtà scomode, ma cerchino di risolverle, prevenendo le cause..

Quello che sta succedendo in Tunisia è la replica di quanto accade anche negli altri paesi in preparazione dei grandi eventi mondiali (vedi Quatar per i Mondiali di calcio- 29 cani uccisi).. Per evitare queste brutalità i paesi più avanzati nella tutela degli animali dovrebbero avanzare richieste precise, pretendendo che a causa dei grandi eventi a cui partecipano e che, molto spesso finanziano, non siano commesse azioni violente nei confronti di persone e animali. Anche quando queste uccisioni non sono strettamente correlate all'evento, ma siano attività collaterali.

La pace nasce dal rispetto e non ci sarà mai pace se questa cultura, fatta di etica e empatia verso gli esseri viventi, non prevarrà sugli interessi dell'economia.

Tratto da: https://www.kodami.it/tunisia-la-strage-silenziosa-dei-cani-randagi-in-vista-del-summit-della-francofonia/
Di: Ermanno Giudici - Esperto in diritti degli animali - 2 Novembre 2022
I paragrafi sono stati adattati per mettere in risalto l'argomento così importante e attuale.