Cibo e pasti durante il Ramadam
Il Corano per i musulmani è la trascrizione della parola di Dio che fu ascoltata dal Profeta Maometto nel corso di una Rivelazione più che ventennale iniziata nel 610 d.C. e mediata, secondo la tradizione, dall'Arcangelo Gabriele.
Il cibo durante il Ramadan ha un forte valore simbolico e comunitario. Anche se il mese sacro è noto soprattutto per il digiuno dall'alba al tramonto, in realtà è anche il periodo in cui le famiglie si riuniscono a tavola, si condividono piatti tradizionali e si rafforza il legame con la propria comunità. Le due principali occasioni per mangiare sono l'iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno, e il suhoor.
L'iftar inizia non appena il sole tramonta. Secondo la tradizione, molti musulmani rompono il digiuno con datteri e acqua, seguendo l'esempio del Profeta Muhammad, e proseguono poi con una zuppa leggera, pane, riso, verdure, carne o pesce. In molti Paesi si preparano piatti tipici del Ramadan: samosa, falafel, riso speziato, stufati di carne, insalate, oltre a dolci tradizionali
Il suhoor è il pasto consumato prima dell'alba, spesso molto presto, quando la città è ancora addormentata. Deve essere nutriente e saziante, perché sosterrà la persona per tutta la giornata di digiuno. Per questo si scelgono spesso alimenti ricchi di fibre e proteine: pane, formaggi, uova, yogurt, datteri, frutta fresca, tisane o tè. In alcune città, soprattutto nei quartieri più tradizionali, è ancora possibile sentire chi sveglia i fedeli per il suhoor, ad esempio con canti o tamburi.
Capire il significato del cibo nel Ramadan aiuta a vedere questo mese non solo come un periodo di rinuncia, ma come un tempo di condivisione, ospitalità e gratitudine. Che si tratti di un semplice dattero offerto al tramonto o di una grande tavolata di famiglia, ogni pasto diventa un'occasione per rafforzare i legami e ricordare il valore della moderazione e della solidarietà.
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