Gli ustrina (forni crematori)

10.04.2026

Gli ustrina (forni crematori) del lago Trasimeno, risalenti al 217 a.C., sono strutture rettangolari e circolari utilizzate dalle truppe di Annibale per cremare migliaia di caduti romani dopo la battaglia. I forni rettangolari, in particolare, mostrano caratteristiche tecniche di origine punica/numidica, testimoniando la gestione cartaginese dello smaltimento dei corpi.

Ecco i dettagli principali:

Significato: Il termine deriva dal latino ustus, participio passato di urĕre ("bruciare").

  • Contesto Storico: Dopo la storica vittoria cartaginese nella battaglia del Lago Trasimeno (II Guerra Punica), le truppe di Annibale dovettero gestire un enorme numero di cadaveri romani, stimato intorno ai 10.000-15.000.

    Struttura degli Ustrina: Identificate tra il 1959 e il 1960, le strutture sono divise in rettangolari (di chiara matrice cartaginese, con analogie in Numidia) e circolari (spesso attribuiti a maestranze locali coinvolte nella bonifica). 17 strutture sono state messe in relazione con la battaglia del 217 a.C., dove le truppe di Annibale avrebbero bruciato i caduti romani. Sono stati ritrovati resti di punte di freccia e di un pilum.

    Tipologia: Erano spesso costituiti da recinti o forni 6 murari. Esempi studiati includono strutture rettangolari o circolari, spesso profonde, con tracce di carbone e combustione

    All'interno, sul sito Tribunus, viene confermato il rinvenimento di abbondanti resti organici, oltre a punte di freccia e resti di un pilum romano.

Queste strutture rappresentano una prova materiale diretta delle tattiche di guerra e gestione post-bellica utilizzate dall'esercito di Cartagine.

Nel dettaglio - Gli ustrina del lago Trasimeno. I resti della disfatta romana.

(Di: Mattia Caprioli)

Quando parliamo di battaglia dell'evo antico, è spesso difficile coglierne i segni ai giorni nostri – spesso è addirittura molto complicato individuare i campi di battaglia, figuriamoci altre tracce.

Esistono tuttavia alcune notabili eccezioni a questa regola e, in alcuni fortunati casi, possiamo trovare resti tangibili collegati alle battaglie del mondo antico.
Una di queste è la battaglia del lago Trasimeno del 217 a.C., una delle peggiori sconfitte subite dai Romani per mano di Annibale.

A Tuoro sul Trasimeno, nei pressi del lago e non molto distante dai luoghi dello scontro (oggi forse rievocati da toponimi suggestivi quali Malpasso, Sanguineto e Ossaia), tra il 1959 e il 1960 furono identificati e recensiti 17 strutture artificiali, rettangolari e circolari.

Si tratta di forni, in latino 𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘯𝘢, di grandi dimensioni: per dare un paio di dati, uno degli 𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘯𝘢 rettangolari misura circa cinque metri di lunghezza e tre di larghezza, per quasi due metri e mezzo di profondità, mentre uno di quelli circolari ha un diametro di quasi quattro metri e mezzo e profondo circa sei.

Questi sono i resti più tangibili dell'esito della battaglia del Trasimeno.
Dopo lo scontro, è evidente che l'esercito cartaginese avrà dovuto disfarsi nel modo più veloce e "igienico" possibile, dopo il saccheggio dei caduti (dei quali indosseranno gran parte dell'equipaggiamento nelle battaglie future), dei numerosi cadaveri dell'esercito romano – circa 10.000 uomini, secondo le stime.

Gli 𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘯𝘢, ovvero dei forni crematori, sono la soluzione più efficace a questo macabro problema.

Gli 𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘯𝘢 del Trasimeno non solo sono pieni di resti organici, ma in almeno uno di questi furono rinvenuti alcune punte di freccia e i resti di un 𝘱𝘪𝘭𝘶𝘮 (1) – forse gettato nel forno nella fretta o perché danneggiato. Quest'ultimo, il segno più inequivocabile del collegamento con la battaglia del 217 a.C.

Gli archeologi furono anche in grado di identificare due diverse origini dei due tipi di 𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘯𝘶𝘮.

Se il tipo rettangolare trova infatti riscontri con analoghi strutture coeve dalla Numidia, quelli circolari sono stati identificati come di produzione locale. Ciò significa che anche la popolazione del luogo, poiché costretta o per analoga necessità di eliminare il più velocemente possibile tutti quei cadaveri, ha collaborato con i Cartaginesi in questa fase, spesso oggi trascurata, della Storia della battaglia del Trasimeno.

(1)-Il pilum (plurale: pila) era un giavellotto pesante, l'arma da lancio fondamentale dei legionari romani, progettata per scompaginare le linee nemiche prima del corpo a corpo. Lungo circa 2 metri, presentava un sottile gambo di ferro e una punta indurita, progettata per piegarsi all'impatto, incastrandosi negli scudi avversari e rendendoli inutilizzabili.

Tratto da: https://tribunus.it/2023/01/20/gli-ustrina-del-lago-trasimeno-i-resti-della-disfatta-romana/
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