I gatti in Tunisia
"Ad Hergla… creature che, nel tempo, sono arrivate da me, non tutte insieme, inaspettate, accolte con amore e rispettate… ormai sono tanti gatti, ne osservo ogni giorno le stranezze, il carattere e il loro modo di vivere. Mi aiutano, mi adorano a modo loro, mi stupiscono, mi responsabilizzano"
In Tunisia, i gatti sono sacri. Magari non ci sono precetti religiosi legati ai felini, né obblighi o divieti di legge su un loro status di particolare privilegio, ma sono amati e rispettati dalla popolazione.
Sono tanti i gatti di strada – le colonie di strada - anche se, ovviamente, esiste pure il gatto domestico e, ormai, la loro presenza è così diffusa che è del tutto normale trovarli nei corridoi degli alberghi, sulle sedie dei dei caffè, al mercato, sopra e sotto le panchine al parco, adagiati sulle selle dei numerosissimi motorini usati dai tunisini per muoversi. Di fatto, possono andare dappertutto: non è raro vederne qualcuno assopito davanti al portone delle moschee. Ogni zona ha la sua famiglia, un suo "tipo", gruppi di gatti con colori simili e mille varianti di razze.

In Tunisia i gatti sono i veri protagonisti delle città. Se si passeggia per le vie, per i vicoli delle Medine è impossibile non notare la massiccia presenza felina. Si tratta spesso di gatti di strada che gironzolano per le strade e vicino i mercati in cerca di cibo. Sono parte integrante del paesaggio urbano e della vita quotidiana e, anche se randagi, sono accuditi dalla comunità e ogni vicinato si prende cura "del suo gruppo" di gatti. Questa forte presenza è in parte legata al posto speciale che occupa il gatto nella società musulmana. L'amore per i gatti risale alla figura del Profeta Muhammad e in alcuni hadith, si racconta che il Profeta fosse particolarmente legato ad una gatta di nome Muezza e che la trattasse con profondo rispetto e venerazione. Dal momento che i gatti sono considerati animali puri, è frequente vederli circolare liberamente nelle moschee.
"L'amore per i gatti è un amore che viene sicuramente da lontano, sin da quando siamo bambini. Il gatto diventa un simbolo: quello della libertà e dell'indipendenza, del delicato equilibro tra assenza e presenza, vicinanza e lontananza che si riflette nelle relazioni umane. È il simbolo di un amore che non è invadente, che rifiuta la possessività e rispetta la libertà dell'altro"

