La differenza tra hijab, burqa (burka), nigab e altri veli usati dalle donne musulmane. Comprenderla significa comprendere una cultura.

13.04.2026

Capire le differenze tra le diverse tipologie di copricapo (veli) delle donne musulmane per non rischiare di confonderle e usare termini inappropriati. Un po' di chiarezza...

Hijab è il velo musulmano. Il termine hijab, talvolta semi-adattato come higiab (derivante dalla radice ḥ-j-b, "rendere invisibile, celare allo sguardo, nascondere, coprire"), indica qualsiasi barriera di separazione posta davanti a un essere umano, o a un oggetto, per sottrarlo alla vista o isolarlo. Acquista quindi anche il senso di "velo", "cortina" o "schermo".

Di norma, però, il termine ḥijāb viene usato in riferimento a un particolare capo di abbigliamento femminile, il velo islamico, e in particolare a quella foggia di velo che adempie almeno alle norme minime di velatura delle donne, così come sancite dalla giurisprudenza islamica.

In Tunisia le donne hanno ottenuto diversi diritti ancora prima dell'Italia. Per quanto riguarda l'abbigliamento, il velo non è obbligatorio, ma una scelta personale: ci sono donne senza velo, con velo, qualcuna con il niqab. Per il vestiario dipende dalle città e dai quartieri: come in ogni parte del mondo, nei paesini e nelle regioni interne la mentalità è più conservatrice. 

Si tratta di un termine con molti significati, tra cui quello di "abbigliamento modesto" (hijab, quindi, si può utilizzare come sinonimo di tutti i tipi di veli). Nel linguaggio comune, di solito viene usato per indicare un pezzo di tessuto di forma rettangolare, come una sciarpa, annodato intorno alla testa e al collo per coprire i capelli. Per quanto possa essere di lunghezza e forme differente e annodato in moltissimi modi diversi, si tratta del tipo di velo più comune: lascia scoperto il volto e, negli ambienti meno conservatori, spesso lascia intravedere i capelli e il collo. In vari paesi e varie tradizioni islamiche può avere nomi differenti.

Normalmente viene identificato in un mantello che copra dalla testa in giù: alcuni modelli arrivano fino a sotto i fianchi, altri fino alle caviglie, in ogni caso lascia scoperti gli occhi e il volto. Il khimar nero è un velo islamico extra-lungo che copre la testa e la parte superiore del corpo. Il termine deriva dalla radice araba Khamara, che significa "coprire". Soddisfa tutti gli standard necessari per consentire alle donne musulmane di indossarlo quotidianamente. Il khimar nero non è molto diverso dall'hijab di seta nera di Medina. Entrambi hanno lo stesso scopo: coprire il capo. Tuttavia, la differenza sta nella lunghezza. Si trova indossato per lo più in Medio Oriente in diversi colori. 

Il burqa è un indumento diffuso soprattutto in Asia Centrale, tra Afghanistan e Pakistan, e consiste in un serie di strati di tessuti che coprono completamente il corpo di una donna, dalla testa ai piedi, senza lasciare nulla scoperto. In genere, in corrispondenza degli occhi, è posizionata una sorta di grata di tessuto per permettere alla donna di vedere all'esterno dell'indumento. Si tratta dell'abito più coprente di tutta la tradizione islamica. Si distingue dal niqab proprio perché copre tutto il corpo e non solo il volto. Il burqa è spesso associato ai talebani, il movimento politico religioso che lo impose per legge a tutte le donne afghane. 

Il niqab è un tipo di velo diffuso soprattutto nella penisola araba, ma che viene utilizzato in tutto il mondo dai musulmani che appartengono ai gruppi più conservatori. Consiste in un pezzo di tessuto nero, tagliato in maniera abbastanza complessa e che serve a coprire completamente il volto di chi lo indossa, lasciando solo una fessura per gli occhi, a volte coperta da un tessuto semi-trasparente. La caratteristica del niqab è che copre soltanto il volto, fermandosi in genere all'altezza delle spalle (in genere viene indossato sopra abiti tradizionali dello stesso colore).

Il jilbab è un indumento femminile islamico lungo e ampio che copre il corpo dalla testa (spesso con velo integrato) fino alle caviglie, progettato per rispettare i canoni di modestia ('awra). Può essere un pezzo unico o composto da due parti (mantella/khimar e gonna/sarouel), molto diffuso per la sua praticità e copertura. Si tratta di un abito ampio che non rivela le forme, spesso con maniche a farfalla. Il modello in due pezzi è molto popolare, offrendo una gonna lunga abbinata a un top con velo incorporato. Il jilbab è conforme alla legislazione musulmana per coprire la awra, ovvero le parti del corpo che devono rimanere nascoste in pubblico o davanti a uomini estranei alla famiglia.

l chador o chadar (pron. dal persiano چادر, ciâdar, "velo", "mantello") è un indumento tradizionale iraniano simile a un mantello e a un foulard indossato da alcune donne quando devono comparire in pubblico. Si tratta di una stoffa semi circolare che ricopre il capo e le spalle, ma che lascia scoperto il viso, tenuto chiuso sotto il mento a incorniciare il volto. È uno dei possibili modi per seguire la legge islamica dello hijab. Viene indossato anche in altre nazioni oltre all'Iran, specialmente nel Medio Oriente, e da chi segue la dottrina islamica secondo la pratica della purdah, indipendentemente dalla nazionalità.

La dupatta (hindī: दुपट्टा; urdu: دوپٹہ) è un pezzo di tessuto rettangolare di dimensioni variabili, simile a una sciarpa, solitamente realizzato in seta o cotone e dotato di una vasta gamma di colori e disegni; viene tradizionalmente indossato dalle donne in India, Pakistan, Bangladesh e in altre parti del Sud-est asiatico come un accessorio di moda o un simbolo culturale. In molti contesti, la dupatta può essere usata per coprire il capo o il collo, o come uno scialle. Ci sono vari nomi per questo tipo di velo, ad esempio il termine jilbab è presente anche nel Corano e indica generalmente il foulard richiesto per coprire i capelli della donna. Inoltre, anche lo shayla un velo rettangolare che copre la testa, molto simile agli altri. Si può portare in modi diversi, anche se è uno dei più comuni copre la testa e sopra il collo.

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