Hammamet e la tomba di Bettino Craxi

Una tappa imperdibile per chi desidera conoscere la sua eredità e il suo pensiero

La Tomba di Bettino Craxi a Hammamet è una tappa imperdibile per chi desidera conoscere la sua eredità e il suo pensiero..

Un luogo di memoria politica e personale

La tomba di Bettino Craxi a Hammamet non è soltanto un sepolcro. È un luogo di memoria politica e personale, dove la storia italiana del Novecento continua a interrogare chi arriva fin lì, in silenzio, tra le mura della Medina e il piccolo cimitero che custodisce il ricordo dell'ex presidente del Consiglio socialista.

Visitare la tomba di Bettino Craxi significa entrare in uno spazio sospeso, dove il ricordo personale incontra la storia politica italiana. Non è una visita qualunque. È un cammino breve, ma carico di memoria, di interrogativi e di emozioni difficili da separare dal giudizio storico.

All'ingresso del piccolo cimitero, collocato a pochi passi fuori dalle mura della Medina di Hammamet, ci accoglie un uomo smilzo, dai modi gentili ma non servili. Gli basta un attimo per incrociare i nostri sguardi un poco impacciati e capire perché siamo lì.

«Siete italiani», dice sorridendo. «Venite, vi accompagno alla tomba di Craxi».

Lo seguiamo in silenzio. Pochi metri a destra, poi a sinistra. All'improvviso, dal verde della vegetazione, compare il bianco marmoreo del sepolcro: candido, levigato, quasi abbagliante sotto la luce del sole tunisino.

Sulla lapide verticale sono incisi i dati anagrafici. Più in basso, in orizzontale, sulle pagine di un libro scolpito nella pietra, leggiamo una frase destinata a restare impressa:

«La mia vita equivale alla mia libertà».

Siamo stati con te dalla "Svolta del Midasfino all'uscita coraggiosa e incosciente dal Raphael 

La svolta del Midas è il nome dato al comitato centrale del Partito Socialista Italiano (PSI) che si è chiuso il 16 luglio 1976 presso l'Hotel Midas a Roma, segnando l'elezione di Bettino Craxi a segretario e la fine della subalternità al Partito Comunista. Questo evento ha ridefinito la storia della sinistra italiana, distaccandosi dal compromesso storico e orientando i socialisti verso una linea riformista e autonoma.
Raphael - L'episodio a cui ti riferisci è il celebre lancio di monetine avvenuto il 30 aprile 1993 contro Bettino Craxi, leader del Partito Socialista Italiano, all'esterno dell'Hotel Raphaël di Roma. Questo luogo era la sua residenza abituale nella capitale, un albergo a 5 stelle situato nei pressi di Piazza Navona. L'evento fu uno dei momenti più drammatici e iconici di Tangentopoli, l'inchiesta giudiziaria passata alla storia come Mani Pulite che mise a nudo il sistema di corruzione sistemica della "Prima Repubblica".. Quel giorno, all'uscita dall'albergo, Craxi venne contestato da una folla inferocita, accusato di essere il principale responsabile politico del sistema delle tangenti. I manifestanti gli lanciarono contro oggetti di vario tipo e una pioggia di monetine, urlando «Bettino, vuoi pure queste?» in riferimento ai finanziamenti illeciti ai partiti, un gesto che segnò simbolicamente la rottura definitiva tra la cittadinanza e la classe politica dell'epoca.

È trascorsa una vita. Forse soltanto un frammento di tempo nella parabola lunga e tormentata del socialismo italiano.

La morte non ci assolve dalle nostre responsabilità politiche. Ci conforta però la certezza che, nonostante errori, colpe e sconfitte, noi socialisti liberali siamo sempre stati dalla parte giusta: dalla parte del rispetto dell'altro, del riscatto degli umili, dell'amore per l'umanità.

Abbiamo combattuto ogni forma di dogmatismo totalitario e omicida. La nostra scelta è stata quella di restare accanto alle vittime, mai nei panni dei carnefici.

Tratto da: https://www.politicamagazine.it/2025/01/19/tomba-di-bettino-craxi-luogo-di-memoria/
Di: Ludovico Martello - 19 gennaio 2025

Il tuo titolo

Bettino Craxi e la destra

Nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet, le tombe erano sporche ed abbandonate, si respirava un'aria di resa, come di un tempo che cancellava la memoria di chi non c'era più. Nessuno o pochissimi entravano, prima di questi ultimi 25 anni, a salutare i morti nella Fede del Cristo Risorto. Sulle tombe con tutti i richiami cristiani, bisognava spostare foglie e aghi di pini che nemmeno il vento riusciva a spostare, per leggere quello che c'era scritto. Tra il silenzio avvolgente della morte e la vita della città nella retrovia dell'imponente Medina c'é anche il grande cimitero musulmano, con tombe semplici, tutte uguali, disposte verso la Mecca, dove in spazi ristretti i familiari degli estinti attraversano i viali poveri di qualsiasi ornamento facendo posto ad una presenza silente, una venerazione piena di gesti che non conosce il cimitero cristiano. Dalla morte di Bettino Craxi, il viale sterrato che rasenta i due cimiteri e che corre fino in fondo, dove lambisce il verde mare, non conosce giorni in cui un crescente pellegrinaggio di fedeli, simpatizzanti e curiosi, s'incammina verso lo sua tomba. Il cimitero in questi 25 anni è cambiato, tutte le tombe hanno guadagnato una nuova attenzione e meritato maggiore cura. Come dice un vecchio tunisino che custodisce la tomba: " Craxi é diventato il Presidente di tutti i morti cristiani". Chiunque attraversa il piccolo camminamento che conduce alla tomba del leader socialista non lesina una preghiera e un'attenzione per le altre tombe. Il cimitero cristiano ora riluce per questa presenza che ha sconvolto il silenzio e che sembra invadente, invece si inabissa nel silenzio religioso e terreno di un posto che gli restituisce quell'eterna pace che in vita molti avevano attentato. Bettino Craxi ha scelto di restare in Tunisia, di restare ad Hammamet e di essere seppellito qui dove la sua personalità dirompente, tormentata, nostalgica, ha trovato la quiete che sottolinea ogni suo gesto, volontà, memoria, combattimento e indomita avventura. Non parla più Craxi, parla il suo silenzio, la sua testimonianza che supera la morte, raggiunge tutti coloro che vogliono ascoltarlo e non riesce ancora a farsi ascoltare da chi lo aveva tradito, volutamente isolato, terribilmente insultato. Craxi parla e chi onestamente lo ascolta conferma la sua storia socialista, anticapitalista, a difesa della giustizia e della lotta politica che può essere dura ma non offende chi cerca la libertà, anche dopo la morte. Craxi è il socialista di sempre né più rosso e né più nero. Resta se stesso e non si sbaglia di una linea sull'originalità del suo messaggio politico. I grandi vengono a visitarlo ma non sono capaci di ascoltarlo, nemmeno dopo 25 anni di forzato immobilismo. Forse pensano di spartirsi, a modo loro, l'eredità ideale. Ma Craxi osserva sempre in silenzio l'insipienza di chi lo colloca a destra. Un grande leader internazionale non può stare a destra. A lui non appartengono più queste speciose collocazioni. Alla sua storia nessuno può apportare modifiche che la violentano. È scritta negli atti. Si legge nel colore del garofano. Si respira nell'umiltà di una sepoltura semplice, di uomo del popolo tra il popolo. E, soprattutto, nelle sue parole che lo radicano per sempre qui, lontano fisicamente dall'Italia, avendo lasciato in eredità all'Italia il suo grido riformista, di sinistra, internazionale, prudente e riverente verso la vera Costituzione e lontano da chi vuole fare della sua storia ancora una storia di parte che serve alla politica politicante. Il suo messaggio travalica il mare, le distanze, le scarne visioni politiche per sottolineare la grandezza del suo socialismo per tutti e per un'Italia migliore. Qui ad Hammamet se sappiamo ascoltare Bettino parla ancora ma non dice quello che gli vogliono far dire.

Di: Salvatore Memoli -2o gennaio 2025
https://cronachesalerno.it/bettino-craxi-e-la-destra/

La tomba di Bettino

Non avrebbe potuto scegliere un posto più semplice, fresco, addirittura chic.

Ad Hammamet tutti sanno dov'è sepolto Craxi, perchè ogni italiano prima o poi chiede ragguagli. C'è un cimitero nel piccolo centro, con tante tombe bianche, come vuole la tradizione islamica: niente foto, semplici lastre di pietra.

Due tunisini pregano davanti ad uno dei loro cari. Il guardiano ci raggiunge. "E' là, nella parte dedicata ai non musulmani" spiega. E in effetti, attraversano la stradina, ecco altre tombe, ecco nomi che posso leggere. Nomi europei, alcune tombe sono antiche. Piccoli mausolei, famiglie intere, una donna dal nome europeo e il cognome arabo; persone che vissero qui in Tunisia, ma arrivarono da altri mondi.

In fondo al piccolo spazio, si nota a ridosso del muro una cascata di fiori rosa acceso; e sotto, all'ombra dei fiori, una tomba semplice. Niente foto: Bettino Craxi 24.02.1934 – 19.01.2000. Un libro in marmo con un garofano rosso: la scritta "La mia vita equivale alla mia libertà", e la sua firma.

Le bouganville fanno ombra a questa tomba, che pur nella sua semplicità è speciale, diversa dalle altre. Penso: "Quale esilio più piacevole avrebbe potuto scegliere quest'uomo così avvezzo alla bellezza e all'eleganza".

Rosita Ferrato
https://www.rositaferrato.it/2016/10/14/la-tomba-di-bettino/

Hammamet, posto affascinante e nella spianata dedicata ai defunti tra le mura della Medina e il Mediterraneo. dove i morti musulmani, in stragrande maggioranza, occupano lo spazio prospiciente la spiaggia, anzi sono proprio sulla spiaggia, mentre, separati da una strada stretta riposano sotto le mura i non musulmani, dove c'è Bettino Craxi. La dislocazione dei sepolcri nei comparti ben descrive i due mondi. Le tombe musulmane: ordinate, la testa dei morti orientate alla Mecca, fittamente addossate tra loro e dagli stessi semplici arredi tombali che emergono da terra al massimo trenta centimetri, per l'idea sparagnina che il suolo e ogni altra ricchezza siano riservate ai viventi. Le tombe non musulmane: disposte per lungo o per taglio, rispetto alle sovrastanti mura della Medina, coperte da pietre di varie dimensioni e diversi materiali lapidei, diciture semplici o frasi, come quella di Craxi: "La mia libertà equivale alla mia vita", è un miscuglio fantasioso e disordinato. Dove, prevalendo la patina di vecchie sepolture, da il senso di ospitare persone avventurose in fuga dall'occidente, lasciando il mistero sulle loro, più o meno, sopite ansie esistenziali. Fino a manifestare l'orgoglio dell'esule (come a dire: qui mi son trovato bene!) grato dell'ospitalità a un mondo diverso, ma non lontano, né fisicamente né culturalmente, qual è la Tunisia presente e del passato recente.

La Tunisia per quanto non colonia bensì protettorato francese, subì lo stesso tallone d'acciaio coloniale ch'ebbe l'Algeria, dove gli oppositori, quanti lottavano per l'indipendenza, vennero imprigionati o confinati. Tra costoro emerse un avvocato laureato alla Sorbona, Habib Bourghiba, e il suo partito Neo-Dustur (Nuova Costituzione), di cultura laica e socialista che si tradusse nel Codice dello Statuto Personale (1956), una delle Carte dei diritti personali tra le più avanzate non solo tra gli arabi, ma anche in occidente. Prevedeva il divieto della poligamia, la sostituzione del divorzio al ripudio, e legalizzava l'aborto. Si cambiava pure l'educazione, istituendo la scuola pubblica e gratuita, in luogo delle scuole coraniche e private, e si unificava sotto lo Stato la gestione della giustizia, sottraendola alla giustizia religiosa. Per rispetto alla tradizione, il Presidente della repubblica deve essere musulmano. Tutto ciò non significò subito l'acquisizione immediata di pari diritti delle donne rispetto agli uomini, rimanendo obiettivo principale delle donne quello di trovarsi un marito, tuttavia la conquista della emancipazione femminile aveva un potente supporto giuridico. All'epoca, in Francia l'aborto era illegale....

Spunti tratti da: La politica tunisina secondo il custode della tomba di Craxi
Postato da: Ferruccio Fabilli: 14 Ottobre 2019 - fabilli1952@gmail.com